Chevron-Texaco, mani pulite. Tangenti per 3 miliardi di dollari
ECUADOR La multinazionale ha pubblicato sul proprio sito e su YouTube dei video in cui il giudice Núñez e uomini del presidente Correa discutono della spartizione di una mazzetta e della condanna per inquinamento alla multinazionale.
Si tinge di giallo il processo in Ecuador che vede ChevronTexaco accusata di aver inquinato la foresta amazzonica. La multinazionale ha pubblicato sul proprio sito e su YouTube quattro video che documentano riunioni svoltesi tra maggio e giugno scorsi, durante le quali il giudice del processo, due uomini d’affari interessati alle bonifiche ed esponenti del partito del presidente discutono della futura condanna di Chevron e di una maxi-tangente da tre miliardi di dollari, da dividere tra il togato Juan Núñez, il presidente dell’Ecuador Rafael Correa e il suo partito, l’Alianza país.
Chevron, che pubblica anche le traduzioni in inglese dei colloqui, ha chiesto la ricusazione del giudice, dichiarando che i video confermano quanto la compagnia sostiene da tempo e, cioè, che il processo sia inquinato da pressioni politiche, come dimostrato anche da dichiarazioni del presidente ecuadoriano sulla colpevolezza della multinazionale. La Procura generale di Quito ha diffuso un comunicato in cui definisce «fuorvianti» le traduzioni in inglese dei colloqui pubblicate da Chevron, mentre fonti giudiziarie anonime sottolineano che le registrazioni sarebbero state effettuate in modo fraudolento e non autorizzato, violando il dettato costituzionale, e sarebbero pertanto prive di valore in sede processuale. Il giudice Núñez, da parte sua, nega di aver ricevuto denaro, dichiarando che i video sono stati manipolati e che il vero scopo di questa iniziativa di Chevron è quella di allungare i tempi del processo, la cui sentenza era prevista per il prossimo gennaio.
Il giudice afferma di essere stato contattato da un ex-funzionario del catasto per spiegare come funzionavano le sentenze di risanamento ambientale, e che all’incontro si sarebbero presentate anche alcune persone che lui non riuscì a identificare. Il togato accusa la multinazionale di aver cercato di indurlo a commettere un crimine, un tentativo che si sarebbe però concluso con un totale insuccesso. Dal canto suo la multinazionale, che chiede l’annullamento di tutte le decisioni adottate fino a questo momento dal giudice Núñez e nega di aver organizzato la registrazione degli incontri. Ammette comunque di aver pagato l’espatrio dell’ecuadoregno che ha collaborato alle registrazioni e della sua famiglia, per evitare che fossero colpiti da ritorsioni,minacce o pressioni di qualche genere in patria.
Alexis Mera, consigliere giuridico del presidente Correa, ha denunciato la «terribile strategia legale» di Chevron, parlando di diffamazione. Un avvocato degli ecuadoriani che hanno avviato la causa contro Chevron, Steven Donzinger, sospetta un ruo- lo attivo di Chevron nella vicenda, trovando molto strano che due imprenditori abbiano filmato di propria iniziativa gli incontri «utilizzando strumenti alla James Bond, come un orologio e una penna con telecamere». Secondo Donzinger se il giudice dovrà essere sostituito, questi fatti non cambieranno l’esito del processo, ritardando magari solo di un po’ la sentenza.
La causa giudiziaria per inquinamento in Ecuador si trascina dal 1993, quando circa 30mila abitanti di villaggi dell’Amazzonia ecuadoriana, almeno 1.400 dei quali colpiti da cancro e malformazioni fisiche, sostenuti da organizzazioni ambientaliste americane, denunciarono Texaco per aver inquinato la regione del Lago Agrio con circa 130 milioni di litri di rifiuti oleosi, durante il ventennio in cui sfruttò i pozzi petroliferi della zona. Nel 2002, su richiesta di Chevron, che l’anno prima aveva acquistato Texaco, il tribunale di New York decise che la causa doveva essere discussa in Ecuador e che Chevron avrebbe dovuto accettare la sentenza della giustizia ecuadoriana. Il processo in Ecuador è iniziato nel 2003, presso il tribunale di Nueva Loja.
Una perizia ordinata dal tribunale e contestata dalla multinazionale ha indicato gli interventi di bonifica che sarebbero necessari, stimando prima in sedici e poi in oltre ventisette miliardi gli oneri a carico di Chevron per il risanamento ambientale. La multinazionale dichiara di aver ottenuto le registrazioni degli incontri dall’imprenditore ecuadoregno Diego Borja, che vi avrebbe preso parte insieme a un uomo d’affari statunitense, Wayne Hansen. Entrambi erano interessati a ottenere i contratti per le operazioni di bonifica dei siti inquinati da Chevron. Perché Borja abbia poi passato le registrazioni alla multinazionale non è dato sapere.
«Mi piacerebbe pensare che ce le ha portate in segno di rispetto e gratitudine verso la nostra compagnia e perché preoccupato da quello che ne sarebbe potuto emergere», ha dichiarato il vice-presidente di Chevron, Charles James. Due degli incontri registrati sono avvenuti nella sede del partito di Correa Alianza País, uno presso l’ufficio del giudice Núñez, che ha partecipato a due delle quattro riunioni, e uno in una stanza di un hotel. Núñez non era comunque presente all’ultimo incontro, in cui si discusse della tangente e della sua ripartizione tra i soggetti interessati, e in cui il canale per contattare il presidente Correa veniva identificato nella sorella Pierina.
Non ci sarebbero dunque prove che il giudice e il presidente fossero al corrente della volontà di beneficiare della tangente. In uno degli incontri precedenti, comunque, il giudice Núñez rassicura gli interlocutori che la sentenza sarà emessa al massimo nel gennaio 2010, che la Chevron-Texaco sarà condannata, che il risarcimento potrà essere maggiore o minore dei ventisette miliardi indicati dal perito e che l’appello della multinazionale sarà respinto, mentre un funzionario di Alianza País offre al giudice l’assistenza dei legali del governo per scrivere la sentenza di condanna della multinazionale.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







