È una svolta obbligata

Aldo Garzia
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POLITICA Tante le incognite che condizionano il futuro della sinistra nazionale. Dall’affermazione di Pierluigi Bersani alla segreteria del Pd, alla tenuta di Sinistra e libertà che il 19 settembre è a Napoli per la prima assemblea nazionale.

Cosa accadrà nel Pd e nella sinistra nei prossimi mesi? Gli occhi sono puntati innanzitutto sull’esito del Congresso del Pd. Se nelle primarie del 25 ottobre fosse eletto segretario Pierluigi Bersani, come tutti gli indicatori fanno prevedere, gli scenari possibili sono due. Il primo prevede che il nuovo segretario, avendo ricollocato il partito a sinistra senza presunte autosufficienze, possa porre il tema delle alleanze al primo posto del suo impegno.
 
Quindi riesame critico del rapporto con l’Italia dei valori, riavvio di quello con Sinistra e libertà ma soprattutto sondaggio sulle intenzioni dell’Udc di Pier Ferdinando Casini in vista delle elezioni regionali di primavera. Il secondo scenario prevede invece che le defezioni sull’ala destra del Pd siano talmente consistenti (non solo Rutelli e pochi transfughi) da porre il problema di una proposta nuova da rivolgere alla sinistra. «Io non escludo che molti ex Margherita abbandonino un partito diretto da Bersani.
 
A quel punto il Pd, com’è stato concepito, non esisterebbe più. Bisognerebbe perciò ripensare a come ricostruire un partito della sinistra che si allea con il centro», è l’opinione di un autorevole dirigente piddino che per ragioni di opportunità congressuale vuole mantenere l’anonimato. Questo secondo scenario piace a Fausto Bertinotti, che presentando martedì sera il suo ultimo libro (Devi augurarti che la strada sia lunga) alla Festa del Pd a Genova non ha usato parole tenere nel descrivere la situazione: «Credo che si debba riconoscere che fino a poco tempo fa avevamo due sinistre, una riformista e una di alternativa, oggi non ne abbiamo nessuna. Dobbiamo ricostruirne una in cui ci sia posto per tutti gli uomini e le donne della sinistra in Italia».
 
Quello a cui pensa l’ex presidente della Camera è proprio un partitocontenitore in grado, per le novità politiche e organizzative che metterebbe in campo, di far convivere insieme tutta la sinistra: dal Pd (con segretario Bersani) ai radicali di Emma Bonino e Marco Pannella. E intanto cosa accade in Sinistra e libertà? Lunedì 7 settembre è prevista una riunione dei gruppi dirigenti che hanno promosso il movimento. C’è da preparare la prima assemblea nazionale che si terrà a Napoli il 19 settembre: si tratta di capire come i contraenti del patto politico di Sinistra e libertà vogliono procedere.
 
I Verdi chiedono che la parola “ecologista” compaia nel logo del movimento, ma devono intanto pensare alla propria Assemblea nazionale che si terrà dal 9 all’11 ottobre a Fiuggi. C’è poi da decidere se avviare o meno la “fase costituente” del nuovo soggetto politico. Gli ex di Rifondazione (Vendola, Giordano, Gianni) sono per questa soluzione, condivisa dagli ex Ds di Sd. Ma tale decisione non è poi così facile come sembra, perché oltre ad attendere l’esito dell’Assemblea dei Verdi che si pronuncerà sull’irreversibilità o meno del progetto di Sl occorre verificare se c’è il semaforo verde del Partito socialista di Riccardo Nencini.
 
Se prevarrà la scelta della “fase costituente”, occorrerà poi decidere se il Congresso di Sl dovrà svolgersi prima o dopo le elezioni regionali, dove si è deciso di essere presenti con liste e candidati (in caso di vittoria di Bersani nel Pd, accordi di apparentamento sarebbero più facili anche se ogni Regione ha una specifica legge elettorale).
 
Passando a Rifondazione, proprio ieri il direttore Dino Greco ha presentato la nuova edizione di 12 pagine di Liberazione: il quotidiano è salvo, seppure a prezzo del ridimensionamento. Quanto al partito, l’autunno deve mettere in pratica l’unità con Pdci e Socialismo 2000 a iniziare dalle scelte per le elezioni regionali. Accordi con il Pd e le altre forze del centrosinistra? Ne discuterà la riunione del Comitato politico nazionale del 12 e 13 settembre.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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