Giornalisti con fioretto, clava e cannone. Ma non in silenzio

Mario Guarino
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EDITORIA «Stampa bugiarda, poveri noi». E adesso l’Italia deve fare i conti anche con quest’ennesimo tentativo d’intimidazione. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi vuole imbavagliarci. Senza toccare tutti i suoi amici.

Non sorridete, Vittorio Feltri è così. Dovreste vederlo quando scende in pista (categoria: gentleman) con i suoi trottatori. Tutto compito, sorridente, s’inchina spesso (non si sa se più per sussiego o per accattivarsi gli avversari). In genere, fa gare d’attesa, ma vince assai poco. Sarà anche per questa frustrazione che giunto nell’ufficio di via Negri ripone nel cassetto il frustino, tira fuori il cannone e spara: sempre, però, in una direzione (deve avere il paraocchi).
 
È pagato per questo. Negli ultimi mesi del ’93, al Giornale subentrò a Montanelli. Indro si era rifiutato di trasformare il quotidiano - come voleva l’editore Berlusconi, prossimo a scendere in politica - in una trincea dalla quale colpire chiunque lo avversasse. Qualche settimana fa, il “gentleman col frustino” è tornato al Giornale (con secondo “contratto principesco”), sostituendo il morbido (si fa per dire) Maurizio Belpietro e, in pochi giorni, ha indotto Dino Boffo alle dimissioni da Avvenire.
 
Ora, si attendono feroci campagne stampa contro i possedimenti della Chiesa, i gusti sessuali (perversi?) di questo o quell’avversario politico, gli evasori fiscali, i violentatori del territorio, la mafia... Giustamente attento ai trascorsi penali degli avversari, il “gentleman” di via Negri ama circondarsi di “clavisti”. Tra questi, il mitico Vittorio Sgarbi, già urlatore e diffamatore (è stato condannato parecchie volte) dei magistrati di “Mani pulite” (e non solo). Il critico d’arte (vedi il Giornale, 6 settembre) scrive a tutta pagina di “moralismo e politica”. Forse bisognerebbe ricordare a Feltri e ai lettori del Giornale che Sgarbi è un ladro di Stato (cioè dei contribuenti).
 
Nel ’96, l’allora deputato forzista è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione a 6 mesi e 10 giorni di carcere per truffa aggravata e continuata, e falso ai danni dello Stato: in 3 anni, impiegato alla Soprintendenza di Venezia, risultò al posto di lavoro solo 3 giorni; per le assenze dovute a malattie mai avute, presentò i relativi ( falsi) certificati. Vittorio, alla prossima inchiesta sull’assenteismo, ricordati del tuo pregiudicato.
 
Magari, chiedi pure un commento al ministro Brunetta. Troppo preso dal bastonare gli avversari (che osano, come Boffo, criticare lievemente il suo datore di lavoro), Feltri evita di dare un’occhiata nel recinto degli amici. Il giornalista Alberto Statera (“Affari&Finanza”, 10 settembre 2001) segnala un episodio riguardante l’attuale braccio destro del Cavaliere, ossia Fabrizio Cicchitto, su cui il direttore “gentleman” potrebbe regalarci - tanto per essere bipartisan - un altro scoop.
 
«(...) Giuliano Ferrara scrive Statera - (ci ricorda) sul Foglio, organo berlusconiano, che la P2 esisteva ed era una schifezza. Il povero Fabrizio Cicchitto (...) iscritto alla P2 perché disse privatamente - ricattato da Gelli su vicende familiari, credendosi spiritoso, ha scritto a Ferrara definendolo “Giulianoferraratogliatticraxiberlusconi”. Piccato, il sovversivo del berlusconismo ha risposto “Fabriziocicchittosignorileortolanigelli”, buttando lì un non elegantissimo riferimento alla carriera a “luci rosse” dell’avversario, visto ciò che di lui si raccontava ai tempi della P2».
 
Vittorio, per far sapere di più su questo piccante aspetto della carriera hot di Fabrizio ai tuoi lettori, perché non telefoni all’amico Giulianone? Giuliano non è più quello di una volta. Se si ricordasse di com’era, lui sì che potrebbe far concorrenza al suo amico Vittorio! Ha sotterrato la clava (la usò contro il mite Giampaolo Pansa - convertitosi al revisionismo storico - in diretta tv) e ha preso in mano il fioretto. Leggete le dolci parole rivolte a un pezzo grosso come l’ex vice di Craxi, Claudio Martelli, che aveva osato dire di averlo raccomandato al Corriere.
 
Dal Foglio (11 maggio 2003): «(...) Che lei sia un bugiardo matricolato lo sappiamo dal tempo del Conto Protezione. Si vergogni di diffamare la gente (...). Entrai al Corriere di Piero Ostellino per suggerimento di Alberto Ronchey (...). Bugiardo malmostoso che non è altro, e viscido serpente con la pelle rifatta (...). Non si metta mai più sulla mia strada perché la corco: con le mie mani». Dalla lunga replica di Martelli (Il Riformista, 13 maggio 2003): «(...) Giuliano l’irakeno scoppia di bile, si indigna, nega, scalcia, esorcizza come un indemoniato, m’investe con una gragnuola di contumelie in un crescendo di frustrazione machista... ».
 
Epica battaglia nel centrodestra: un reo confesso prezzolato dalla Cia (Ferrara), e un “condonato” dalla magistratura per il “Conto Protezione”, previo versamento di 500 milioni di lire (Martelli). Già dipendente di Berlusconi (Fininvest), negli anni Novanta l’ottimo Gigi Moncalvo mi chiamò varie volte come ospite di un suo programma per un’emittente tv milanese. Argomento: parlare e - ferocemente criticare - il Cavaliere. Ricordo che gongolava: «Sai, Berlusconi si fa registrare tutti i miei programmi». Poi, Moncalvo passa alla Lega, diventa direttore de La Padania e, qualche anno fa, entra con la qualifica di capostruttura in Rai. Dove, nel 2004, ottiene di condurre il programma “Confronti”: un “faccia a faccia” tra due politici.
 
Per dire il personaggio: alla fine della puntata, tra Pierluigi Bersani e Giulio Tremonti, se ne esce con un «vi ringrazio tanto, così come ringrazio qualcuno più in alto». Chi? Bossi, il Signore, o il Cavaliere? Il mistero permane, ma non quello che ha visto Moncalvo recente protagonista sulle pagine di Libero. Dopo aver raccolto una lunga intervista con la figlia di Gianni Agnelli, ha scritto un libro assai critico sull’imprenditore torinese che, dice, nessuno gli ha voluto pubblicare, cosicché ne ha reso noti ampi stralci sul quotidiano ora targato Belpietro.
 
Un’operazione piuttosto macabra, visto che Agnelli è ormai defunto. Gigi, non scoraggiarti. Con i tuoi mezzi, potresti attaccare qualche potente ancora vivo: magari nei giardini della Lega, della Rai, del Pdl... Anche in questo è unico: Berlusconi, il più grande editore d’Italia e forse d’Europa, pochi giorni fa in tv ha criticato il mondo dei giornali finendo con la frase «povera Italia». A metà agosto, a Tunisi, il Cavaliere ha rilasciato un’intervista di quaranta minuti a un nuovo canale satellitare, l’emittente Nessma Tv, in cui ha parlato un po’ di tutto: politica, tv, donne.
 
Una delle sue frasi: «La nascita di una nuova tv è sempre un miracolo. Oggi, niente può influenzare le masse come la tv. La stampa è lontanissima dal farlo». E allora, Cavaliere, perché tutto questo livore quasi quotidiano contro i giornali (ne ha perfino citati in tribunale) e chi ci lavora, se non hanno influenza alcuna sull’opinione pubblica? (Nb: nella struttura azionaria di Nessma Tv ci sono - e ti pareva - Mediaset e il suo socio, il tunisino Tarak Ben Ammar, già nel Cda di Mediaset e oggi in quello di Mediobanca).

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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