L’Italia si unisce a Roma, città meno unita d’Italia. Per colpa di Alemanno
ANALISI La Capitale, tra ronde nere e atti di violenza, si prepara a ospitare la giornata di lutto nazionale.
Per atti simbolici o concreti, grandi o piccoli, di portata nazionale o locale, drammatici o festosi, il teatro d’obbligo è quello della Capitale, città in cui il sentire collettivo, negli ultimi tempi, è qualcosa di sconosciuto e dove confluiscono paradossi e aberrazioni dell’intera società. Roma vive un processo di disgregazione favorito dalla politica del contraddittorio sindaco Alemanno, indaffaratissimo nel blindare e “ripulire” la città, con il compiacimento del suo elettorato, includente fanatici che ancora festeggiano col braccio teso, e a sanzionare gravi fatti di cronaca.
Proibito bere fuori dai locali, sgomberati con la forza spazi occupati e campi nomadi, tradizionali iniziative culturali non autorizzate, arresti ingiustificati per cittadini che lottano per la casa. Un susseguirsi di scelte agghiaccianti, come la nomina dell’ex naziskin Stefano Andrini a capo dell’Ama servizi, e di pagliacciate, vedi il divieto di vendere cornetti caldi dopo l’una di notte. Colpi di mano in alcuni casi rientrati, ma che hanno il “merito” di moltiplicare isterismi, tensioni sociali, invivibilità. Tesa e divisa la città che nella giornata di ieri avrebbe dovuto ospitare una specie di miracolo. Un fiume di italiani in piazza per difendere la libertà di stampa, in seguito a una campagna ormai in scala globale e a un’escalation di attenzione trasversale per un tema certo non nuovo, ma arrivato anche a pezzi del Paese, e del mondo, abitualmente addormentati.
Il raro valore “unità nazionale” se l’è aggiudicato però il cordoglio per i nostri militari mandati a morire in Afghanistan, evento che ha portato la Fnsi a revocare la manifestazione e alcune testate, tra cui Terra, a far sentire comunque la propria voce, dando appuntamento a Piazza Navona a chi non ritiene il lutto e la libertà di stampa argomenti tanto inconciliabili. Restando in ambito militaresco, con un’azione stavolta davvero inconciliabile con i tristi fatti di guerra, il plotoncino filonazista delle ronde nere sfilato venerdì a Roma si è meritato spazio sui giornali e il monito del sindaco, impegnato a gettare acqua su fuochi accesi da bande di punitori associati di solito alla sua parte politica.
Liquidata con il termine «vergognosa pagliacciata» la sfilata delle pseudo-SS in città, il primo cittadino ha duramente sanzionato un altro grave fatto di cronaca avvenuto nella mattinata di ieri: l’ennesima molotov lanciata contro la discoteca Qube, luogo di ritrovo della comunità omosessuale romana. Alemanno ha espresso «totale condanna» per l’accaduto, affidandosi alle tempestive azioni degli inquirenti e augurandosi una grande partecipazione alla fiaccolata di sostegno in programma a Roma per il 24 settembre. Oltre a questo segnale, il sindaco ieri ne ha caldeggiato un altro: ha chiesto a tutti i cittadini di esporre lunedì, giornata di lutto nazionale, la bandiera tricolore come forma di partecipazione al dolore dei familiari dei caduti a Kabul.
Ancora una volta il fatto particolare, esattamente come la vittoria dei mondiali, unisce il Paese per una manciata di giorni o qualche decina di ore, dando il via ad atti simbolici ed emozionali che fanno il gioco del fragile governo e anestetizzano da paure, problemi e vittime quotidiane, che a Roma, sintesi del Paese, non si contano. Specie nell’era Alemanno. «Aldilà di quello che faranno le istituzioni, penso che tutti i cittadini, al di sopra di ogni appartenenza culturale e divisione politica, debbano dimostrare la propria vicinanza a chi si è sacrificato per tutta la nostra comunità nazionale», le parole del sindaco per preparare i romani al lunedì di unità. Come un padre di famiglia che ha ospiti illustri a cena e chiede ai bambini di non bisticciare a tavola, almeno per un giorno.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






