La riscoperta dell'America
Indubbia è l’influenza che gli americani hanno avuto nelle trame dello scorso secolo. Ma gli ultimi decenni, segnati dal collasso dell’Unione Sovietica, principale potenza opposta agli Stati Uniti e a ciò che rappresentano per stile di vita e cultura, e dall’avanzare di Cina e India, sembrano suggerire che il primato della più grande democrazia al mondo sia al crepuscolo.
All’analisi di ciò che sarà nel futuro prossimo e di quel che è stato negli scorsi anni, è dedicata la quarta edizione del festival Con-vivere, ideata dal filosofo Remo Bodei, egli stesso professore all’università della California. «Abbiamo diviso il festival per luoghi simbolici - spiega il professore -: la Casa Bianca per la politica, Wall Street per l’economia, il Pentagono per quanto riguarda gli aspetti militari e infine Hollywood per l’immaginario. Frammenti di un discorso più ampio che ci riguarda da vicino».
PROFESSORE, DEGLI USA SI È PARLATO IN QUESTI ULTIMI MESI COME DI UN PAESE CHE, SEBBENE TRAVOLTO DALLA CRISI FINANZIARIA, È STATO CAPACE DI IMPRIMERE UNA SVOLTA ALLA PROPRIA CLASSE DIRIGENTE INNANZITUTTO, MA ANCHE ALLA PROPRIA SOCIETÀ.
«La campagna elettorale e la vittoria di Barack Obama hanno effettivamente rappresentato una svolta, cioè la fine di un percorso che ha segnato gli ultimi mandati presidenziali, da Ronald Reagan all’ultimo Bush; anni di espansionismo geopolitico e anche di crisi economica latente. Negli ultimi dodici mesi abbiamo assistito all’abbandono di quel liberismo selvaggio che aveva contraddistinto l’epoca precedente. Quello che presentiamo nel festival non è un ritratto del presente, ma una ricostruzione del passato, perché lì c’erano le premesse dell’oggi. Pensi alla bolla dei tecnologici: per mantenere alta la domanda di beni si è voluto dare credito a tasso zero per l’aspetto immobiliare e mano libera agli istituti bancari. Era chiaro che da un momento a un altro la bolla sarebbe scoppiata».
L’AMERICA CHE VOI PRESENTATE NON È SOLO ECONOMIA E POLITICA, MA ANCHE INDUSTRIA CULTURALE.
«Infatti non facciamo un convegno ma un festival. Ci sono dunque momenti più leggeri e dedicati appunto all’immaginario. Gli italiani, ma gli europei in generale, hanno l’America in testa dal dopoguerra, dalle finzioni cinematografiche ai grandi paesaggi. Noi parleremo anche dei rapporti industriali con l’Italia articolando il discorso senza far mancare qualche curiosità. Per esempio, tutti conoscono Hollywood ma in pochi sanno cosa sia la San Bernardo Valley. Eppure è da lì che esce la quasi totalità della produzione televisiva mondiale. Ogni incontro sarà una tessera di un grande mosaico».
E UNA DI QUESTE TESSERE SARÀ QUELLA CULINARIA.
«Questo anche per dissolvere un equivoco, perché la gastronomia americana è particolarmente interessante e non è fatta solo di panini e bibite. Lo dimostreremo attraverso i libri di Marta Washington, futura moglie del presidente, che espose la complessità e la diversità della cucina americana».
CHE EFFETTIVAMENTE NON GODE DEI NOSTRI FAVORI. MA NEGLI ULTIMI ANNI, SPECIE CON L’AMMINISTRAZIONE BUSH, ANCHE LA POLITICA ESTERA AMERICANA È STATA MESSA IN DISCUSSIONE DA ALCUNE NAZIONI DELL’UNIONE EUROPEA. QUALI SONO I RAPPORTI ATTUALI E QUALI SARANNO QUELLI FUTURI, TRA I PAESI DELLA UE E GLI STATI UNITI?
«L’atteggiamento europeo è eterogeneo e ambiguo: gli inglesi sono e resteranno fedeli, mentre spagnoli e francesi cercano di smarcarsi; da noi il presidente del consiglio fa, come dire, “l’amore con il sapore” abbracciando Obama e stringendo amicizia con Gheddafi. Ma la situazione più interessante riguarda i Paesi dell’Est, soprattutto Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Dopo aver subito tanti anni di influenza sovietica, questi non sembrano fidarsi dell’Unione europea e si configurano come quinta colonna americana. Vediamo cosa cambierà nel prossimo futuro anche in riferimento a India e Cina, di cui ci siamo occupati nella scorsa edizione del festival. Una delle domande di fondo sarà se l’America riuscirà ad avere ancora standard di prestigio, e quale sarà la exit strategy in Iraq e Afghanistan».
COME CREDE CHE SI RISOLVERÀ LA GUERRA IN AFGHANISTAN?
«L’idea americana è sempre di vincere ogni resistenza, ma quella terra è un vespaio da cui solo Alessandro Magno uscì vittorioso. Per Obama sarà importante uscirne da non sconfitto. Almeno per salvare la faccia».







