Morire di malasanità all’ombra della criminalità organizzata

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Peppe Ruggiero
CAMPANIA Strutture fatiscenti con prestazioni scarse e mal distribuite. Un miliardo di debiti accumulati negli ultimi tre anni. L’ultimo caso drammatico in provincia di Napoli. L’inchiesta della magistratura. Le ragioni del commissariamento.

Febbre alta e macchie su tutto il corpo. Ricovero presso l’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Giuseppe Di Girolamo, 27enne di ritorno da una vacanza in Brasile, viene tenuto in osservazione per alcune ore. Calata la temperatura il giovane viene dimesso. Tornato a casa, le condizioni peggiorano e il giovane ritorna in ospedale privo di sensi. Muore dopo poche ore. Ancora sconosciuta la causa. Forse meningite o virus esotico.
 
La Procura di Torre Annunziata ha aperto un’inchiesta, i familiari avrebbero intenzione di sporgere denuncia per eventuali responsabilità dei medici. Un nuovo caso di malasanità si abbatte sulla Campania? Sarà la magistratura a rispondere. Ma il ritorno dalle vacanze si apre così come si era chiuso nel mese di giugno. Una sanità campana malata. O meglio commissariata. Dal mese di luglio, quando un decreto dei Consiglio dei ministri ha bocciato la Campania. Alla base, conti devastanti. Un deficit accumulato negli anni. Una mole di debiti.
 
«Per la Campania - recita il decreto si profila per gli anni 2007, 2008 e 2009 un disavanzo di 917 milioni di euro». Soprattutto non veniva garantita la copertura del disavanzo di 881 milioni di euro per il 2009, visto che la Regione proponeva una manovra correttiva di solo 200 milioni. E dietro il commissariamento si delineano anni di sprechi, contenziosi, clientelismo. E a pagare sono i napoletani. Costretti a dormire nelle corsie. In ospedali fatiscenti. Dove proliferano le barelle. E che devono aspettare mesi per una radiografia o una tac.
 
Un’indagine del Centro ricerche sul sistema sanitario della Bocconi così descrive la sanità in Campania: «C’è il più alto consumo di farmaci per abitanti del Paese. Una rete ospedaliera i cui posti letto sono mal distribuiti. Una rete di servizi territoriali scarsa, specie per gli anziani, che ne provoca il ricovero nei reparti di medicina. Molto disperso anche il tessuto dei piccoli erogatori di servizi privati». Il nuovo piano ospedaliero della Campania prevede una riduzione dei posti letto da 5,1 a 4,2 ogni mille abitanti, ma più servizi sul territorio. è sulla sanità che da sempre si assiste a un mercato indecente di lottizzazione politica. Tutta interna al centrosinistra.
 
E non possiamo dimenticare che proprio la Campania ha il triste record della prima Asl, Napoli 4, sciolta per infiltrazione mafiosa nel 2005. La Asl 4, con sede direzionale in Pomigliano d’Arco, serve la popolazione di 35 comuni compresi nell’area nolana, nell’area vesuviana e nell’area acerrano-pomiglianese, con un bacino d’utenza di circa 500mila abitanti. Si tratta di un territorio caratterizzato dalla presenza di potenti clan camorristici dediti al controllo delle attività imprenditoriali e, soprattutto, alla gestione delle risorse pubbliche attraverso una vera e propria occupazione delle amministrazioni locali, dal livello impiegatizio a quello dirigenziale.
 
La Asl Na 4 gestisce appalti per qualche miliardo di euro, oltre a migliaia di dipendenti, incarichi e consulenze. «Gli elementi riscontrati in sede di accesso - recita il decreto di scioglimento - evidenziano la persistente capacità della criminalità di tessere rapporti in settori vitali della società civile, per distrarre a proprio profitto, anche per il tramite di ditte concessionarie degli appalti, ingenti somme destinate a interventi di pubblica utilità ».
 
Per fare pochi esempi, la commissione accerta che: «Il Centro unico di prenotazione è affidato a una cooperativa dove figurano soggetti collegati a clan; la pulizia degli immobili della Asl è affidato a una ditta che fa capo alla famiglia Napolitano, di cui è stata accertata la contiguità con il clan Alfieri ». E tra cattiva gestione amministrativa e l’ombra della criminalità la sanità campana muore. Di nome e di fatto.