Nel disastroso dopo tendopoli il tessuto sociale è terremotato

Angelo Venti da L'Aquila

ABRUZZO La prima verifica delle rassicurazioni di Bertolaso, quella di settembre, è un fallimento. La ricostruzione effettiva non parte, ristrutturazioni e consegne degli alloggi in forte ritardo. Il rilancio socioeconomico è compromesso.

La fine di settembre si avvicina e la Protezione civile assomiglia sempre di più all’Armata Brancaleone. Le scuole non sono pronte, l’ultimazione del progetto Case slitta di mesi, le tendopoli chiudono e la politica di spopolamento sta devastando le comunità locali. «Il terremoto si sconfigge solo se si salva la coesione sociale», ha commentato un ex terremotato umbro, ricordando la visita in una microcomunità nei dintorni de L’Aquila. Così come il terremoto in Abruzzo è stato subito evidente in tutta la sua gravità, anche la strategia della Protezione civile è apparsa immediatamente come un grave errore.
 
Ci si aspettava che Bertolaso, vista la sicurezza ostentata, da un momento all’altro tirasse fuori l’asso dalla manica, invece, alla prima verifica importante, quella di settembre, sono state confermate le previsioni più nere. A sintetizzare il concetto è Enzo Blundo, del Comitato cittadini per i cittadini: «Gli alti costi del Piano Case, i ritardi nella consegna degli alloggi, ristrutturazioni che stentano a partire. Un quadro preoccupante per il rilancio socioeconomico della città. Eppure un’alternativa c’era. Tra i cittadini sono risultate evidenti le preoccupazioni per gli effetti complicati, spesso contraddittori e soprattutto antidemocratici che questa grande macchina della ricostruzione, messa in piedi da governo e Protezione civile, ha stabilito».
 
Poi c’è il capitolo della ricostruzione che non parte: la riparazione delle case non gravemente danneggiate è bloccata perché tecnici e imprese hanno difficoltà per ordinanze lacunose e inattuabili, un’incertezza che angoscia altre decine di migliaia di terremotati. Malgrado la delicatezza della situazione inviterebbe chiunque alla prudenza, Bertolaso non vuole battute d’arresto e tira dritto a testa bassa: le tendopoli, come nello spot del governo “dalle tende alle case”, dopo quasi 6 mesi saranno chiuse. Così ora a preoccupare sono anche le date di consegna delle nuove abitazioni e i numeri degli sfollati ancora assistiti: i dati ufficiali parlano di oltre 34mila, di cui 15mila ospitati in alberghi, 9.000 in appartamenti e 10mila nelle tendopoli.
 
Le case in costruzione non sono ancora finite e comunque sono largamente insufficienti a ospitarli tutti: «Solo 2.900 persone potranno entrarvi dopo il 29 settembre - sostiene Blundo -. Grave problema è la gestione delle graduatorie, con gente esasperata da 6 mesi nelle tende. Ad aspettare una casa per l’inverno, in realtà, sono circa 28mila sfollati che possedevano abitazioni classificate E». Un clima esplosivo che la Protezione civile vorrebbe disinnescare “convincendo” gli sfollati ad accettare, dopo 6 mesi di tenda, una sistemazione provvisoria. Impresa ardua perché i residenti nelle tendopoli sono diffidenti e non “accettano di essere deportati” senza conoscere durata e luogo di destinazione: la Protezione civile, in questi giorni, sta reperendo altre strutture ricettive a oltre 50 chilometri di distanza e per un anno di tempo.
 
L’ultima settimana sono state chiuse circa 12 tendopoli, ne restano ancora 98 e secondo i piani saranno chiuse entro fine mese: in uno dei campi di Paganica sono sta- te effettuati gli ordini per rifornire la mensa solo per una settimana, poi il campo resterà aperto fino a esaurimento scorte. Mentre si scaldano i motori per lo smantellamento, Fabrizio Curcio, ex Vigili del fuoco e non solo, ora Responsabile dell’ufficio Emergenze del Dipartimento nazionale, conferma che entro il 30 settembre partiranno le procedure di smantellamento e tutti gli sfollati conosceranno la loro sistemazione futura: «Lo spostamento delle persone - precisa - è un’operazione di dettaglio. Stiamo affinando il tiro, anche perché parliamo di una notevole massa di persone. Le prime 2.000 entreranno nelle case entro pochi giorni e poi si stanno requisendo gli alloggi, oltre ai casi di autonoma sistemazione».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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