Novartis impiega formaldeide senza autorizzazioni né controlli
SCANDALO Le analisi dell’Arpat rivelano che nello stabilimento di Sovicille, alle porte di Siena, l’azienda farmaceutica utilizza per la disinfezione dei laboratori un inquinante estremamente cancerogeno. I residenti: «Vogliamo giustizia».
Due anni e la mobilitazione della cittadinanza. Tanto ci è voluto per dimostrare che la Novartis ha inquinato l’ambiente minando la salute dei cittadini. Siamo a Sovicille, provincia di Siena, dove l’attività dello stabilimento chimico farmaceutico per la ricerca e la produzione di vaccini preoccupa gli abitanti locali. Le rilevazioni dell’Arpat hanno, infatti, evidenziato che la multinazionale avrebbe impiegato una sostanza nociva alla salute umana per la disinfezione dei locali, diffondendola quindi nell’area limitrofa, tra l’acquifero del Luco e la riserva naturale del Merse.
Una zona messa già a dura prova nel 2007 dalla contaminazione di arsenico da parte dell’Eni. Stavolta si tratterebbe di formaldeide, un cancerogeno pericolosissimo, che secondo la classificazione dello Iarc, l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro, rientra tra quelli maggiormente tossici. Tra le sostanze cioè che, anche a bassissime dosi, possono determinare il cancro. La formaldeide provoca, infatti, carcinomi nasofaringei e un forte incremento, statisticamente rilevante, delle leucemie.
E secondo i rilievi dell’Arpat, l’azienda farmaceutica ne avrebbe fatto uso. A scapito della salute dei cittadini. Tra il 2007 e il 2008 la Novartis avrebbe effettuato 44 fumigazioni, disperdendo la sostanza nell’abitato circostante. Solo grazie all’intervento dei residenti, che hanno fatto rete con le associazioni ambientaliste presenti sul territorio, è stato possibile sollevare il caso. Ancora oggi, infatti, l’attività della Novartis, è fuori dal controllo delle istituzioni.
Spieghiamo perché: il Testo unico sulle leggi ambientali, il decreto legge 152/2006, prevede che sia possibile esonerare dalle procedure di autorizzazione ambientale, e quindi dai controlli sulle emissioni, un’azienda che si occupi di attività di ricerca, a patto che non utilizzi sostanze cancerogene e pericolose. Lo stabilimento di Sovicille era registrato come tale.
«Quando, insospettiti alla vista dei fumi che esalavano dall’industria e preoccupati da alcuni casi di leucemia - racconta Elisabetta Menchetti dell’associazione Forum ambientalista - abbiamo chiesto di vedere i documenti che attestavano l’assenza di qualsiasi ricorso a sostanze cancerogene, l’Arpat e l’amministrazione provinciale ci hanno risposto che si trattava di un elenco sommario fornito dall’azienda».
È così che inizia questa battaglia, con uno sparuto gruppo di cittadini che chiede rassicurazioni senza ottenere una risposta. «È stato solo in seguito alle nostre richieste, al nostro continuo incalzare - dice Menchetti - che l’Arpat ha effettuato i controlli sulle emissioni di formaldeide riscontrandone, come prevedevamo, un massiccio utilizzo». Il dato dell’Agenzia per la protezione ambientale è andato, infatti, a confermare quello che fino ad allora era solo un sospetto, ossia l’ingresso di paraformaldeide (la sostanza usata per la disinfezione che allo stato gassoso diventa formaldeide) nello stabilimento.
«I registri dell’azienda parlavano chiaro - spiega Menchetti -. I lavoratori però avevano preferito non esporsi». Dopo 2 anni di ritardi e irregolarità nelle procedure di accesso agli atti, la verità è venuta finalmente a galla. «Di fronte a una diffida formale, l’Arpat di Siena ha risposto - sostiene Menchetti -. La Novartis viola la legge. Impiega un inquinante altamente cancerogeno senza alcuna autorizzazione né controllo: vogliamo un’indagine epidemiologica.
Nei prossimi giorni presenteremo un esposto alla Procura della Repubblica perché l’autorità giudiziara verifichi se vi siano stati illeciti che hanno comportato un pericolo per i lavoratori e la popolazione circostante». I cittadini pretendono risposte, hanno incalzato le agenzie preposte ai controlli e si sono sostituti alle istituzioni nella tutela della salute e del territorio. È obbligo dello Stato, adesso, ripristinare la legalità.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






