Rutelli ammicca al centro. Fava: «Maneggio tattico»

Valerio Ceva Grimaldi

POLITICA All’assemblea dell’Udc Fini striglia Bossi: «Negare i diritti ai migranti è il suicidio della ragione».

«Negare l’universalità dei diritti fondamentali dell’uomo, negare che accanto alla politica dei doveri verso gli immigrati c’è la politica dei diritti, non credo sia un suicidio politico. Tutt’al più farlo è il suicidio della ragione». Gianfranco Fini, ieri all’assemblea dell’Udc a Chianciano, risponde a muso duro a Bossi che, nei giorni scorsi, sull’apertura del presidente della Camera al voto ai migranti, aveva detto: «Fini? Ognuno può suicidarsi come vuole».
 
L’attacco dell’ex leader di An è durissimo e non risparmia critiche «a chi, come la Lega, considera l’immigrato come un ospite passeggero che serve per la nostra economia, ma che poi se ne deve tornare a casa sua». Accanto alla politica «del rigore e della legalità », ha osservato il presidente della Camera, «serve una politica dell’integrazione. Una politica basata solo sulla richiesta di doveri e non sulla concessione di diritti agli immigrati non porta all’integrazione». Intanto dalla platea di Chianciano era già intervenuto Francesco Rutelli. E le sue parole hanno delineato una paradossale inversione di visioni politiche e culturali.
 
Mentre Fini si è eretto ad alfiere della difesa dei diritti, l’ex vicepremier, alla domanda dei cronisti a Chianciano “è possibile una collaborazione politica, un’alleanza di Rutelli con Casini e Fini?”, ha risposto con un malizioso «Si vedrà». Le parole del presidente del Copasir sembrerebbero dunque annunciare un prossimo rimescolamento dello scenario politico. Magari non nel breve termine. Ma l’ammiccamento è forte: «Democratici, riformatori e moderati lavorino insieme, guardando oltre la crisi, per dare all’Italia, dopo anni di populismo, un approdo stabile e sicuro».
 
Rutelli ha invitato i centristi a «non ragionare entro orizzonti ristretti» di partiti e formazioni politiche «che hanno identità importanti ma dimensioni insufficienti rispetto ai problemi del Paese». Una vecchia volpe della politica nostrana, Clemente Mastella, fresco di rielezione all’europarlamento nelle file del centrodestra, si dice però scettico. Per il segretario del Campanile il punto è che «se esce solo Rutelli, bisogna poi vedere chi si porta dietro». Insomma: Fini difende i diritti e Rutelli guarda ai democristiani. Che succede?
 
«Più che un rimescolamento, mi sembra la fine della politica », allarga le braccia Claudio Fava, tra i leader di Sinistra e libertà. «Se, infatti, Fini è molto più coerente e dice cose condivisibili, peraltro all’interno di una formazione politica, il Pdl, dove è molto difficile farlo», spiega a Terra, quello di Rutelli è solo «un maneggio tattico. L’ex vicepremier, dimenticando forse di essere stato l’avversario di Fini a sindaco di Roma, cerca solo una sua funzione politica che all’interno del Pd non trova».
 
Un quadro politico, ammiccamenti a parte, che vede Sinistra e libertà prepararsi a un nuovo protagonismo, specie in vista della festa nazionale che si terrà a Napoli dal 16 al 20 settembre. «Cominceremo a essere un soggetto con un suo mandato. Partendo da quattro punti cardinali: lavoro, nuova questione morale, ecologia, che dovrà pervadere ogni scelta politica, e diritti». Un po’ di ossigeno in vista per una politica nostrana che si rivela sempre più asfittica.

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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