Sacchetti di plastica banditi dall’Europa, ma l’Italia rinvia il divieto
«Busta?» chiede la commessa. «Sì. Grazie » risponde l’uomo dall’altra parte del banco. Scene di vita quotidiana. Piccoli gesti dalle ripercussioni enormi. I sacchetti di plastica hanno un impatto devastante sull’ecosistema ma gli italiani sembrano non poterne fare a meno. Vengono usati per dieci minuti e l’ambiente impiega secoli per distruggerli.
Ogni anno, solo nel nostro Paese si producono circa 15 miliardi di buste di plastica, l’equivalente di 430mila tonnellate di petrolio e di circa 200mila tonnellate di CO2 emesse in atmosfera. Sono il simbolo della società del consumo, miope e poco attenta. L’Unione europea le ha messe al bando, molti Paesi ne hanno già vietato l’uso, altri invece, come l’Italia hanno preferito rimandare. La direttiva comunitaria venne infatti ripresa dalla finanziaria 2007: il divieto sarebbe divenuto legge nel 2010, ma con il “decreto milleproroghe” la sentenza è stata rinviata di un anno.
«I sacchi non biodegradabili per l’asporto delle merci» saranno vietati a partire dal primo gennaio 2011. Nel frattempo però è stata indetta, per oggi, la prima giornata internazionale senza buste di plastica. L’iniziativa, promossa dalla Marine conservation society (Mcs), società inglese no-profit dedicata alla conservazione dell’ecosistema marino, ha trovato sostegno negli ambientalisti di tutto il mondo. In Italia è stata rilanciata dall’Associazione Comuni virtuosi con la campagna “Porta la sporta”, ispirata al movimento inglese Plasticbag free cities.
I Consumatori sono invitati a fare la spesa con buste ecologiche o riutilizzabili e i commercianti aderenti alla manifestazione a distribuirli nei punti vendita. L’obiettivo è incalzare i governi e giocare d’anticipo rispetto alle istituzioni sensibilizzando quante più persone possibili. E per riuscire, la collaborazione dei commercianti è un elemento essenziale: la Coop adriatica da alcuni giorni ha eliminato le buste di plastica da tutti i suoi negozi e la Unicoop di Firenze ha fatto altrettanto. Iniziative analoghe sono partite anche a Torino.
All’estero la prima città a vietarne l’uso nei supermercati e nelle farmacie è stata San Francisco, in Gran Bretagna ha cominciato il piccolo Comune di Modbury poi imitato da Londra. Piccoli e grandi dunque per l’ambiente: il buon esempio può venire da chiunque. I sacchetti di plastica sono l’oggetto prodotto in maggiore quantità nel mondo e solo l’1 per cento delle buste viene riciclato. Il resto finisce a galleggiare nell’Oceano mettendo a repentaglio la flora e la fauna marina. È ormai necessario invertire questa tendenza.






