Strategia Nato, tante promesse ma il cambiamento non arriva
AFGHANISTAN Un raid aereo della coalizione nella provincia di Kunduz contro due auto-cisterne sequestrate dai talebani provoca una strage. Ancora incerto il bilancio delle vittime. Secondo il governatore della regione sarebbero almeno 60.
Un susseguirsi di versioni differenti ha caratterizzato la cronaca sul raid aereo della Nato, avvenuto ieri nella provincia di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. Secondo le prime ricostruzioni, un commando di talebani avrebbe sequestrato due auto-cisterne con rifornimenti destinati all’Isaf, la Forza internazionale per l’assistenza e la sicurezza. Uno dei veicoli si sarebbe però impantanato sulla rive del fiume Kunduz, nei pressi del villaggio di Omar Khel.
A quel punto, afferma il governatore della provincia afgana Mohammad Omar, abitanti dei villaggi circostanti sarebbero accorsi per accaparrarsi la benzina. I missili della Nato sono piovuti sui serbatoi, e l’esplosione ha provocato una strage. Novanta vittime, tra morti e feriti. La metà dei quali civili. È stato questo il primo bilancio fornito dallo stesso Omar che poi, nel primo pomeriggio, si è corretto, parlando di 50-60 vittime. Talebani armati, ma anche innocenti. Il capo della polizia provinciale Rasaq Yaqubi ha parlato invece di 81 decessi, 56 ribelli e 25 civili, tra cui bambini. Diverso il bilancio fornito dai militari tedeschi, a cui è affidato il controllo della zona, che riferiscono di 56 morti.
A poche settimane dall’insediamento del nuovo comandante in capo delle forze Usa, generale Stanley McChrystal, il cui predecessore è stato allontanato da Washington a causa dei troppi bombardamenti con vittime innocenti, le polemiche sono inevitabili. Soprattutto dopo che lunedì McChrystal, ha annunciato una «revisione della strategia» che impone ai caccia il divieto di aprire il fuoco sull’obiettivo senza prima confermare l’assenza di civili o di forze alleate.
Quest’ennesima sciagura potrebbe acuire ancor di più le tensioni già esistenti tra Occidente e Afghanistan: non a caso Hamid Karzai è stato tra i primi a commentare l’accaduto, con un laconico: «Colpire i civili, in qualsiasi modo, è inaccettabile». Dalla riunione informale dei ministri degli Esteri della Ue a Stoccolma il rappresentante britannico David Miliband ha i chiesto «indagini urgenti», e anche l’Onu ha fatto pressioni in tal senso. L’inchiesta, secondo l’Isaf, sarebbe già in corso.
«Il popolo afgano dev’essere consapevole che noi manteniamo, con chiarezza, l’impegno a proteggerlo, e che indagheremo immediatamente su questa vicenda », ha dichiarato il segretario generale della Nato Andres Fogh Rasmussen, dopo aver ammesso che «esiste la possibilità che siano morti dei civili». L’ul timo episodio del genere risale allo scorso maggio, quando un’indagine dell’esercito Usa, svoltasi su pressioni della polizia afgana, stabilì che in seguito a un attacco aereo nella provincia di Farah, avevano perso la vita 26 civili.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







