Autonomia ai territori per un nuovo centrosinistra
Alla vigilia dell’Assemblea nazionale dei Verdi, prevista a Fiuggi per il 9, 10 e 11 ottobre, per il rinnovo degli organismi (Presidente, Esecutivo, Consiglio federale nazionale), si è ritenuto necessario proporre una mozione che riprendesse un metodo di lavoro e di elaborazione politica legata al territorio e non al verticismo politico romano che contraddistingue la tradizione di ogni classico partito. Proprio per questo, il titolo che evoca la mozione è “Dal territorio: nuovi Verdi, nuovo Ulivo per un centrosinistra vincente”.
L’Assemblea nazionale non può e non deve dividersi su una sequela di personalismi e rancori incrociati ma fare scelte politiche chiare e lungimiranti. I Verdi non possono limitare la loro azione politica al rapporto privilegiato con Socialisti, Movimento per la sinistra, Sinistra democratica ed ex Pdci ma devono operare per la ricostituzione di un nuovo e più largo centrosinistra, confrontandosi con tutte le forze disponibili con l’obiettivo di creare una valida alternativa a un centrodestra sempre più dannoso per l’Italia. Bisogna rilanciare la centralità ecologista, come si decise a Chianciano nel 2008; non è comprensibile che proprio quando i temi ambientalisti conquistano centralità nel programma di governo degli Stati Uniti e del Giappone, i Verdi abbandonano la loro principale peculiarità per confluire in contenitori ideologici ormai superati.
Si deve ripartire dalle proprie origini, quando più di 20 anni fa un arcipelago di liste civiche e movimenti si federavano, spinti da una propulsione territoriale che accomunava battaglie, idee, proposte, tutte provenienti dal basso. Le Federazioni regionali devono avere una vera autonomia organizzativa in grado di elaborare una proposta politica che sappia interloquire e realizzare una nuova intesa con le altre culture per presentarsi alle elezioni regionali con un soggetto autonomo in grado di interpretare e attuare una vera ecologia della politica che sappia tessere un nuovo quadro di alleanze e rapporti politici finalizzati alla ricostruzione di un nuovo Ulivo e un nuovo centrosinistra.
Pertanto, è necessario intraprendere da subito, a partire dai territori, un confronto non solo con la sinistra ma anche con tutte le forze laiche e civiche, i radicali, i partiti e i movimenti che si occupano di legalità e diritti, i cattolici-democratici, le realtà sociali e associative progressiste e con quanti nel Pd hanno archiviato la scelta suicida dell’autosufficienza e puntano alla costruzione di un nuovo Ulivo per un nuovo centrosinistra vincente e non di testimonianza. Questa mozione nata dalle Marche, è riuscita a intercettare forti consensi in Campania, Emilia Romagna, Lazio, Basilicata, Sicilia, Lombardia e Umbria, raccogliendo un grande successo e più del 18 per cento dei delegati nazionali.
L’obiettivo è di individuare un nuovo presidente nazionale che dovrà esprimere il più ampio consenso possibile e non esigue maggioranze per promuovere un’azione politica forte che vada oltre la configurazione attuale dei Verdi, aprendosi a movimenti e liste civiche, laiche e riformatrici. Non si può disperdere il patrimonio culturale e di grande contenuto che hanno i Verdi che, nonostante la totale assenza mediatica negli ultimi due anni del Sole che ride a livello nazionale, grazie a un contatto costante con i territori, sono stati comunque capaci di ottenere buoni risultati. È importante così decretare una vera autonomia alle Federazioni regionali che farà partire fin da subito una nuova costituente capace di coinvolgere tutte le liste civiche e i movimenti che operano da tempo sul territorio e partecipano, a pieno titolo, all’amministrazione negli enti locali per rilanciare una nuova fase per gli ecologisti italiani.






