Basta veleni, i calabresi ora chiedono giustizia

Luca Bonaccorsi da Amantea (Cs)
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CORTEO. In migliaia sfilano sotto la pioggia. Tantissimi gli studenti. Il governo sarà costretto ad agire, nonostante l’imbarazzo polemico del ministro Prestigiacomo.

Non è bastata la pioggia battente. E neanche le onde giganti che spazzavano il lungomare. Ieri ad Amantea insieme agli elementi naturali a urlare rabbia e indignazione c’erano pure migliaia di persone. C’erano i calabresi, certo. Ma anche cittadini venuti dal resto del Paese per unirsi alla denuncia di quella che potrebbe rivelarsi una delle più gravi catastrofi ambientali d’Italia. È la storia della Cunski, della Rigel e della Michigan. Ma è anche la storia di Aiello calabro e di Crotone. È la storia già vista di un Paese avvelenato da malaffare e criminalità organizzata.
 
A ricordare a tutti che non è una manifestazione ideologica c’è lo striscione dei pescatori, disperati per il blocco della pesca e il crollo delle vendite. Ci sono le associazioni degli agricoltori, Cia e Coldiretti. E soprattutto ci sono gli studenti. Tanti, tantissimi, arrabbiati con gli “adulti” e il loro lascito velenoso. Il corteo denso e caotico ha attraversato la cittadina tirrenica e gli sguardi incuriositi delle immancabili signorotte calabre dai balconi. Un corteo è suoni, numeri, ma soprattutto colori. I colori di Amantea ieri erano il rosso della Cgil, schierata con tutte le forze locali. Un po’ di rosso veniva dai partiti comunisti, con le loro grandi bandiere e le piccole delegazioni.
 
Poi c’era la lunghissima processione multicolore dei gonfaloni comunali. Tra i “bianchi” una nutrita pattuglia dell’Idv, con il capitano in persona alla testa, un Di Pietro in candido impermeabile londinese, a rilasciare dichiarazioni in tutte le direzioni. C’era il giallo, tanto giallo, di Legambiente, con il suo presidente Vittorio Cogliati Dezza in testa. Di giallo vestita anche la coda del corteo, con un plotone compatto di Coldiretti. C’era anche il verde dei Verdi. La piccola pattuglia, capitanata dal presidente Bonelli in persona (con la sua brava copia di Terra in tasca), segna il ritorno delle bandiere col Sole che ride nelle manifestazioni del Paese. Dietro Bonelli una sparuta delegazione dei comunisti di Ferrando che gridavano «il vero ambientalismo è l’anticapitalismo ».
 
Della serie: certi comunisti non solo non conoscono la storia ma pretendono sempre di insegnarla. Ma soprattutto, c’erano gli striscioni spray improvvisati degli studenti, per un corteo in larga parte graffitato. Sarà che i presidi delle scuole calabresi hanno aderito alla manifestazione, sarà che un bel corteo è sempre meglio di stare in classe a farsi interrogare sabato mat tina, ma la loro presenza era davvero massiccia e rumorosa. Difficile non leggerci un dato politico e uno culturale. Quello culturale è che i giovani sono ambientalisti. Tutti, anche se non sanno di esserlo.
 
Quello politico è più complesso. Senz’altro il dato più evidente è che il governo dei palazzinari nuclearisti di Berlusconi è vecchio, sa di muffa e di passato. La ministra Prestigiacomo potrà imprecare all’infinito contro la «strumentalizzazione della vicenda rifiuti da parte dell’opposizione», la banale verità è che lei è la patetica maschera di un’Italia che confonde il tema ambientale con quello delle fioriere per i grandi meeting. Per arrivare ad Amantea si guida attraverso il consueto spettacolo di cemento abusivo e sfregio del territorio che contraddistingue il nostro Sud. La gente in Calabria oggi s’ammala e muore per la violenza della commistione tra affari e criminalità. Quella stessa gente però, ieri, è scesa in piazza per ribellarsi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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