Botswana, la crisi economica arriva al cuore delle elezioni
AFRICA. Verranno resi noti martedì i risultati delle legislative, da cui uscirà un nuovo Parlamento e forse un nuovo presidente. Favorito il partito conservatore al potere, che da oltre quarant’anni domina il Paese senza il pugno di ferro.
Urne chiuse e inizio immediato delle spoglio dei voti. In Botswana da questa mattina la commissione elettorale è già all’opera per scrutinare le schede da cui uscirà il nuovo Parlamento, anche se le previsioni danno come acquisita la vittoria del Partito democratico del Botswana (Bdp), al potere dal 1966. Dei diciassette partiti in lizza (tra cui anche un inedito Movimento per lo studio di Marx, Engels, Lenin e Stalin) solo due potrebbero davvero impensierire il Bdp: il Botswana congress party, (accreditato del 27,5 per cento dei consensi) che si è presentato in coalizione con il Botswana alliance movement, e il Botswana national front (dato al 20 per cento).
La legge elettorale prevede che sia la formazione che ha ottenuto almeno 29 seggi a eleggere il Presidente: in caso di vittoria del Bdp, sarà confermato l’attuale capo dello Stato Seretse Khama Ian Khama. Come altrove in Africa, anche in questa piccola nazione attraversata dal Tropico del capricorno l’alternanza resta un miraggio. A differenza però del vicino Zimbabwe, qui non si sono registrate né intimidazioni durante la campagna elettorale, né brogli durante le votazioni. La missione di osservazione della Comunità di sviluppo dell’Africa australe ha confermato infatti che tutto si è svolto nella massima tranquillità, sia nella capitale Gaborone sia nei villaggi.
E nonostante la poca simpatia che ispira Khama, nessuno prevede che possano esserci tensioni dopo la proclamazione dei risultati, attesi per martedì. La popolazione in questo momento vuole soprattutto avere la garanzia che chiunque governi sia in grado di risolvere la crisi economica, che ha drasticamente peggiorato il livello di vita di tutte le classi sociali. Il prezzo dei diamanti, che rappresentano il 70 per cento delle entrate del Botswana, è crollato a causa della recessione mondiale, trascinando nella caduta i Paesi che sull’industria mineraria basano il loro Pil. Khama lo aveva detto al momento del suo insediamento, nell’aprile del 2008: «Non dobbiamo dipendere solo dai diamanti». Non c’è stato però il tempo di fare le riforme necessarie.
Differenziare l’economia è un processo difficilissimo in un Paese con una sola ferrovia a collegare le due città principali, la capitale a sud e Francistown nel nord. Nessuna infrastruttura oggi consente di valorizzare altri settori, a partire da quello agricolo. Eppure il Botswana è considerato una delle migliori economie africane, al quarto posto nella classifica della Banca mondiale, superando persino il Sudafrica, e il Paese del continente con il più basso indice di corruzione (36esimo nella classifica di Transparency international). Elementi però che non sono bastati a garantire il riparo dalla tempesta finanziaria internazionale. Ma va dato atto al governo di aver fatto di tutto per non tagliare la spesa sanitaria - che rappresenta il 35 per cento del Pil- conservando priorità alla lotta all’Aids, garantendo così la possibilità di un futuro a una popolazione che per il 40 per cento è colpita dal virus.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







