Da Fondi al Vesuvio, gli allarmi dei prefetti ignorati dal governo
CAMPANIA. In una nota inviata a Guido Bertolaso, il commissario del Comune di Terzigno, Luigi Armogida, chiede la pubblicazione dei dati relativi alla discarica situata nel cuore del Parco vulcanico per tranquillizzare la cittadinanza.
I prefetti, ma ora anche i viceprefetti, cominciano a star davvero sulle scatole al nostro governo. Come dire che non è isolato il caso del prefetto di Latina Piero Frattasi del quale il Consiglio dei ministri ha voluto ignorare le denunce sulle infiltrazioni mafiose nel Comune di Fondi sino a gettare nel cestino - primo caso nella storia dell’Italia repubblicana - la documentata richiesta di scioglimento autoritativo del Consiglio municipale. Meglio far dimettere la maggioranza di centrodestra in modo che gli inquisiti possano ripresentarsi alle nuove elezioni. Ora, a creare noie, ci si mette anche un altro piantagrane: si tratta del viceprefetto Luigi Armogida, nella sua (pur momentanea) funzione di commissario del Comune di Terzigno, nell’area vesuviana di Napoli con una preoccupata nota inviata al responsabile della Protezione civile e sottosegretario al governo Guido Bertolaso.
La nota inviata dal viceprefetto Luigi Armogida, pervenuta anche al prefetto di Napoli Alessandro Pansa, segnala la necessità e l’urgenza di «una campagna informativa sull’attività della discarica che sorge nel cuore del Parco Vesuvio, perché i cittadini sono sempre più allarmati da notizie spesso frammentarie e quasi mai ufficiali». Da qui a chiedere la pubblicazione di tutti i dati relativi all’invaso-monnezzaio il passo è breve e Luigi Almogida l’ha fatto agevolmente: il numero dei camion che vanno a sversare ogni giorno nella discarica, la quantità di immondizia depositata, le modalità di controllo, ogni altra informazione utile a rassicurare la popolazione. Certo, il viceprefetto-commissario ha uso di mondo, e probabilmente sa della sorte capitata alla richiesta del suo collega di Latina.
Dunque attenua la portata delle richieste con una buona dose di tranquillante: «Nessun motivo - allora - di dubitare che la gestione della discarica sia rispettosa delle leggi e della salute della gente ma (attenzione alla congiunzione, messa lì non a caso, ndr) ritengo che un’opportuna campagna di informazione non possa che aiutare il lavoro dello staff di Bertolaso e garantire ai cittadini il diritto di sapere che cosa avviene sul loro territorio ». Come? «I dati potrebbero essere pubblicati su internet, proprio per una questione di trasparenza. Del resto, mi risulta che con altre discariche della Campania questa procedura avvenga già».
La discarica di Terzigno (anche il presidente del Consiglio comunale Carmine Sodano si è mosso sulla stessa linea del viceprefetto Armogida) è in funzione dal giugno di quest’anno: due siti attigui, uno in località Pozzelle, l’altro nella ex San. Particolare non irrilevante: i due invasi sono nel cuore dell’area protetta, lontani dal centro abitato di Terzigno e più vicini semmai ad altri due comuni, Boscotrecase e Boscoreale. E proprio da quest’ultimo centro arriva la segnalazione più allarmante raccolta in un’interrogazione al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo dei sei deputati radicali del Pd. La denuncia è del consigliere comunale Francesco Paolo Oreste: i vigneti che circondano la discarica di Pozzelle sono coperti da una coltre di cenere.
Arriva, forse, questa cenere (che costringe a un doppio lavoro nella raccolta dell’uva, che va lavata, disinfettata e asciugata, con perdite rilevanti), dal termovalorizzatore di Acerra gestito da due società, l’Ecodeco e l’Asia? Dunque una delle aree cui dovrebbe essere assicurata la massima protezione ambientale è circondata e assediata da pericolosi produttori di venefici. Il punto non è allora tanto quello della provenienza, ma soprattutto quello delle conseguenze: per la produzione vitivinicola Doc, appunto, ma anche per il disprezzo dei vincoli paesaggistici e ambientali della zona, per la vicinanza (poche centinaia di metri) da strutture turistiche, per la notevole densità de mografica dell’area vulcanica.
E allora, chiedono i deputati radicali, quale risposta il ministero intende dare alle legittime e comprensibili preoccupazioni di cui si sono fatti interpreti un viceprefetto e gli esponenti di due comuni? Quali urgenti iniziative, insomma, si intendono promuovere, sollecitare, adottare per la tutela della salute, dell’economia e dell’ambiente nell’area del Parco Vesuvio interessata dalla discarica? Aspettiamo la risposta del ministro: qualche mese, anche molti mesi. Ma stiano certi il viceprefetto e i consiglieri che si sono mossi: riferiremo. Quando Stefania Prestigiacomo avrà tempo per la risposta. Scritta, così vogliono gli interroganti.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






