Devolution cinematografica
CINEMA Il film Barbarossa somiglia terribilmente ai suoi mecenati. Guascone, truculento, incoerente e approssimativo.
Della pellicola Barbarossa si è già detto e scritto molto. Bossi l’ha voluta ad ogni costo, l’ha presentata commosso alla Cerimonia dell’ampolla sul Po e ha trovato una pletora di colleghi, simpatizzanti e militanti padani che hanno seguito il condottiero in questa gloriosa avventura. Adesso che l’epic movie sulla genesi della Lega lombarda è in sala, c’è da fare i conti con la riuscita o meno del colossal. Che, volendo sovrapporre il piano artistico con quello “propagandistico”, appare come un boomerang. Quello sì colossale. Se lo spirito e la missione leghisti sono la sostanza di Barbarossa, la forma non tradisce affatto questi presupposti.
La storia della rivolta guidata da Alberto da Giussano contro l’invasore tedesco Federico Barbarossa è un’accozzaglia guascona, approssimativa, incoerente, truculenta e un tantino prepotente di vicende e personaggi che vorremmo perdere di vista l’uno dopo l’altro e che riappaiono senza che l’evolversi dei fatti lo richieda. Dalla Compagnia della morte messa su in quattro e quattr’otto dal protagonista, ai giochi di potere tra regnanti buttati sul tavolo e dimenticati, passando per una molteplicità di personaggi, episodi minori, scenografie e scenari (rumeni, si badi) tutt’altro che credibili.
Il grado zero della caratterizzazione e della narrazione vorrebbe essere compensato dal pathos gratuito che, con tutta probabilità, rispecchia il proverbiale cattivo gusto dei “mecenati” che hanno commissionato l’opera. Braveheart o Robin Hood, film ben noti a cui la pellicola sembra voler rifarsi, sono in confronto dei capolavori senza tempo. L’unico effetto sano che Barbarossa può provocare è quello dell’armata Brancaleone o dei mitici Cavalieri del tiè inventati dai Monty Python. Risate.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







