Giovani e stanchi delle polemiche: «Non lasciateci in panchina».
SOTTOVOCE Le nuove leve del partito arrivano da tutta Italia. Meno navigati ma con tanta voglia di fare.
Ci vuole coerenza, passione e una nuova educazione civica. E poi ancora coraggio, credibilità e una spinta al rinnovamento, quello vero. I giovani Verdi accorsi al Congresso di Fiuggi da tutta Italia hanno pochi dubbi su quali debbano essere gli ingredienti per rilanciare il partito ambientalista italiano. La crisi in atto è forte, la voglia di cambiare però non manca.
«Da questo congresso non mi aspetto molto - afferma Anna Buccio, veneziana, 28 anni, consigliere nazionale federale, che però guarda oltre -. Nel 2003 da Parigi ho assistito alla crisi interna al partito dei Verdi francesi, per delle ragioni simili alle nostre: l’eccesso di polarizzazione, la scelta sbagliata delle leadership, ma poi è nata Europe écologie, adesso c’è un fermento politico e culturale molto interessante».
Di cui gli ambientalisti dovrebbero fare tesoro anche se, come sottolinea Clorinda Sondegger, 36 anni, «non bisogna mai perdere di vista il territorio e i cittadini », che spesso si sentono rappresentati solo da chi urla più forte, come fa la Lega nord, profondamente detestata da Piero Pelizzaro, 27 anni vicentino, ricercatore ed esperto in politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. «Delle volte penso che bisognerebbe analizzare meglio i messaggi del Carroccio, che parla alla pancia della gente e combatterli sullo stesso piano».
Pelizzaro ha pochi dubbi: niente snobismo, neanche nei confronti del nuovo progetto politico Sinistra ecologia libertà. «Ho lasciato la direzione della sezione di Forlì di Sinistra giovanile - spiega il ricercatore - perché non mi piaceva il tipo di Pd che si stava costruendo. Ho avuto subito l’impressione che questo partito trascinasse con se le vecchie strutture del Pc e della Dc. In Sel, invece, non vogliamo aprire una sezione giovanile perché pensiamo di non dover essere protetti in una riserva, ma di trovare lo spazio per esprimerci a prescindere».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






