Guinea, dopo il massacro la Francia interrompe i rapporti con i militari

Jean Claude Mbede

AFRICA L’Eliseo chiede chiarimenti al capo della giunta per la brutale strage nello stadio di Conackry.

«Io non controllo l’esercito, quello che è successo è avvenuto a mia insaputa. Al più presto apriremo un’inchiesta». Con queste parole il capo della giunta militare della Guinea, Mussa Dadis Camara, ha chiarito ieri ai media francesi la sua estraneità al massacro compiuto lunedì scorso allo stadio di Conakry, la capitale del Paese dell’Africa occidentale. L’esercito ha sparato sulla folla di manifestanti che si opponeva alla candidatura di Mussa Dadis Camara alle prossime elezioni presidenziali di gennaio.
 
Secondo gli organizzatori della dimostrazione, l’Unione delle forze repubblicane (Ufr) di Sydia Touré, all’opposizione, sono state almeno 150 (impossibile avere numeri ufficiali) le persone uccise nella sanguinosa repressione da parte dell’esercito nello stadio, già condannata da Nazioni unite, Unione europea e Unione africana. Difficile però credere che Camara, l’uomo che prese il potere con un colpo di Stato il 23 dicembre del 2008 dopo la morte di Lasana Coré, sia totalmente estraneo alle azioni dei militari.
 
Il dittatore ieri ha dovuto addolcire una posizione accusatoria nei confronti dell’opposizione politica, dopo aver sostenuto che i manifestanti avevano saccheggiato un arsenale di un commissariato per giungere alla manifestazione armati. Tesi che non è stata comprovata. Intanto aumenta l’imbarazzo della Francia nei confronti della situazione in Guinea, ex colonia, che detiene il primato mondiale della produzione di bauxite, il prezioso minerale necessario per la fabbricazione dell’alluminio.
 
Per uscire dall’empasse innanzitutto occorre tirarsi fuori almeno dalle responsabilità più evidenti: la vendita di armi. Così Parigi ieri ha fatto sapere che interromperà immediatamente i rapporti militari con la giunta di Camara. È un bel dilemma quello cui ora si trova davanti la Francia in qualità di “sponsor” dell’esercito in Guinea. Un ruolo che ha esplicitato nel momento in cui ha tollerato il colpo di Stato del dicembre del 2008, a condizione che i militari garantissero la pace e uscissero dal scenario politico in occasione delle elezioni presidenziali del 2010.
 
All’epoca Dadis Camara accettò le condizioni francesi in cambio del sostegno dell’Eliseo, ma ora non sembra affatto intenzionato a rinunciare alla propria candidatura per il voto di gennaio. Al momento l’atmosfera nel Paese dell’Africa occidentale è insostenibile. La Francia chiede il ripristino immediato della normalità affinché la campagna elettorale si svolga in un clima di libertà civili. Da martedì però i militari al potere hanno interdetto ogni forma di manifestazione.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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