I City angels fanno flop
IL CASO. Gli “Angeli” pattugliano da oltre un anno alcune città italiane. «Non siamo ronde», dicono. Ma a Reggio Emilia inviano un comunicato in cui esaltano le loro operazioni. Subito smentite dalle autorità locali. E scatta lo scaricabarile.
Non chiamateli ronde. Basco azzurro, casacca rossa, pantaloni scuri, i City angels avevano cominciato a fare un servizio di pattugliamento disarmato in alcune zone periferiche di Milano da giugno 2008, con un appalto del Comune. Ora, però, dopo l’approvazione del decreto Maroni che di fatto delega a corpi civili funzioni di sicurezza sino a ieri di stretta pertinenza dei soli militari e delle forze di polizia, gli “angeli”, come usano chiamarsi fra di loro, hanno deciso di non chiedere l’accreditamento in prefettura, anche per sottolineare il carattere di assistenza sociale dei propri interventi in strada. D’altronde il loro capo l’aveva sempre detto: «Non siamo ronde». Parola di Mario “Stone” (roccia) Furlan e di Alfredo “Dog” (cane) Tavernese. I soprannomi sono tratti dal loro sito, in cui si possono trovare molte informazioni sui servizi che offrono e sulle città nelle quali operano.
Oltre a Milano ci sono Roma, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Reggio Calabria, Messina, Padova, Brescia, Salerno, Sassari, Terni, Novara, Como, Varese e Reggio Emilia. L’inquadramento dei City angels è quindi cambiato: non fanno più capo all’assessorato alla Sicurezza del Comune di Milano, bensì a quello dei Servizi sociali. Accade, tuttavia, che in una delle città in cui operano, gli “angeli” siano finiti sotto indagine con l’accusa di procurato allarme. Avrebbero gridato al tentato stupro in stazione a Reggio Emilia, con tanto di notizia da nove colonne diffusa a tutti i media. Ma alla questura quel fatto non risultava.
Recitava così il comunicato che ha fatto sobbalzare i vertici della polizia, Comune e Provincia, e i sindacati: «Nella notte ( fra il 7 e l’8 ottobre, ndr) i City angels hanno sventato uno stupro nella stazione di Reggio. Erano in 5, camminavano di fronte allo scalo ferroviario quando alcuni clochard marocchini sono corsi verso di loro supplicandoli di intervenire subito all’interno della stazione. Gli Angeli sono prontamente accorsi e hanno visto una ragazza terrorizzata circondata da una dozzina di magrebini, che stavano allungando le mani ed erano pronti ad aggredirla. L’arrivo dei volontari ha indotto subito i malintenzionati ad arretrare, mentre la ragazza in lacrime si è buttata tra le braccia dei volontari pregandoli di portarla via.
Si tratta di una 25enne vicentina che si era allontanata di casa qualche ora prima e che si era ritrovata nella stazione di Reggio, senza sapere dove trascorrere la notte. Quasi in contemporanea una quarantenne tossicodipendente senzatetto, anche lei italiana, ha chiesto aiu- to agli Angeli: «Anch’io - ha detto - rischio lo stupro, portatemi via con voi». Uno scenario degno dei Guerrieri della notte nel cuore dell’Emilia. Senonché, appunto, fra Mario Furlan e la coordinatrice locale degli Angeli, Gerladina Bellassai, adesso è cominciato un gioco allo scaricabarile: il primo sostiene di aver redatto il comunicato stampa sulla base delle indicazioni della signora. «Io avevo dato per scontato che le forze dell’ordine fossero state avvertite. Di comunicati così ne abbiamo fatti a centinaia, ma un problema del genere si è posto solo a Reggio».
La Bellassai fornisce però una versione completamente diversa, allontanando da sé il sospetto di aver caldeggiato la comunicazione ai media di una notizia che si è parecchio sgonfiata, sino a sembrare quasi inesistente. è stato il suo avvocato a rettificare i termini dell’intervento svolto dai City angels. Di colpo i presunti aggressori risulterebbero essere due senzatetto anziché «una dozzina di magrebini». Così come l’ha verificato la squadra mobile, inoltre, il racconto della giovane presenta diverse incongruenze circa lo svolgimento dei fatti di quella sera. La leader reggiana dei baschi azzurri giura: «Ho conosciuto il contenuto di quel testo diffuso alla stampa solo il giorno dopo ». Nulla si sa, infine, di una seconda richiesta di aiuto con tanto di appello: «Anch’io rischio lo stupro, portatemi con voi».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







