Il piano del governo fa acqua da tutte le parti
ECOMAFIE. L’informativa del sottosegretario Menia sulle navi dei veleni non risolve i dubbi della Regione Calabria. L’assessore Greco: «Condividiamo le fonti delle cifre citate».
Caratterizzazione. È intorno a questo termine che si gioca la partita più importante per il ritrovamento delle navi dei veleni. Un termine che il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, nell’informativa urgente del governo di ieri alla Camera dei deputati, ha utilizzato solo per presentare gli interventi previsti per la bonifica delle discariche sulla terraferma. Nessun accenno a un intervento simile per il materiale che giace in fondo al mare, per il quale ha invece affermato che «solo dopo aver accertato la natura esatta del contenuto dei fusti trasportati dal relitto si potranno valutare le successive opportune operazioni da effettuare per la bonifica del sito, compresi l’eventuale rimozione dello scafo o la sua messa in sicurezza sul posto, e lo stoccaggio del materiale rinvenuto». Il sottosegretario, inoltre, ieri è incappato anche in un altro incidente.
Descrivendo le caratteristiche della Oceano Mare, Menia ha sottolineato come la nave sia «l’unica in grado di operare anche in condizioni di mare forza 4-5». Ieri, l’imbarcazione è stata, di fatto, ferma tutto il giorno per le cattive condizioni del mare, che però non superavano i limiti indicati dal sottosegretario. In un comunicato, la Regione Calabria aveva già stigmatizzato il comportamento di Menia, «chiedendo con insistenza che sia fatta l’analisi dei fusti contenuti nella nave affondata al largo di Cetraro. Non basta, insomma, che un sottosegretario arrivi qui e affermi, senza dati probatori, che si tratta solo di allarmismo per potere tranquillizzare la gente». Secondo quanto si legge nella nota della Regione «si continua a sottovalutare il problema. è necessario, infatti, che venga caratterizzato il carico perché è questo che la gente si aspetta, come dimostra la legittima protesta dei pescatori».
A proposito di dati, questa volta riferiti alla terraferma, il sottosegretario all’Ambiente ha rivelato che «dagli accertamenti effettuati sino a oggi dalla stessa Arpacal, dal nucleo speciale investigativo della Guardia costiera, confortata anche dagli esami curati dal Noe dell’Arma, è emerso un valore radioattivo da tre a sei volte superiore alla norma, oltre che la presenza di radionuclidi di natura artificiale e di altri elementi non radioattivi, ma fortemente inquinanti come il mercurio». Immediata la replica dell’assessore all’Ambiente della Calabria, Silvio Greco, secondo il quale «estrapolare dati che non hanno riferimenti certi può provocare allarmi di cui non sentiamo il bisogno. Piuttosto, desidererei copia dello studio effettuato dal nucleo speciale della Guardia costiera, con particolare riferimento ai materiali e ai metodi utilizzati e i relativi risultati.
Nello stesso modo - continua Greco - vorrei capire cosa intende il sottosegretario con il termine conforto, perché se siamo di fronte a un nuovo studio, anche in questo caso gradirei avere gli opportuni riferimenti scientifici e i risultati ottenuti». «La situazione in Calabria è gravissima - ha dichiarato il presidente dei Verdi Angelo Bonelli -. È necessario che il governo esca dall’immobilismo irresponsabile e dichiari lo stato di emergenza destinando in tempi rapidissimi le risorse necessarie per il recupero del relitto, l’avvio delle bonifiche, non escludendo anche l’utilizzo dei militari». Intanto, la commissione parlamentare sulle Ecomafie disporrà il sequestro di almeno uno dei fusti individuati sul fondo marino al largo di Cetraro, accanto al relitto di una nave che non è stata ancora identificata.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







