La ballata delle ombre sotterranee

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Pierpaolo De Lauro
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MUSICA I Secondamarea con “Canzoni a carburo” ci portano nella dura vita dei minatori. Un viaggio sonoro nella memoria per raccontare un universo sempre attuale.

 Non è un lavoratore come gli altri il minatore», cantano i Secondamarea nel loro Canzoni a Carburo, un cd con i contributi di Erri De Luca e Gabriele Mirabassi, con allegato un volume che racconta il mondo delle miniere. Sudore, occhi accecati dalla polvere, respiro affannato, non è certo un lavoro normale quello di scavare metri sotto terra, e il duo di cantautori formato da Ilaria Becchino e Andrea Biscaro, ci racconta un’epopea. Ci porta in un universo che a tutti noi sembra lontano ma alla fine si scopre che, ancora oggi, lontano dai nostri occhi, si continua a morire, in silenzio, troppo spesso senza dignità.

Come nasce l’idea? 

Alcuni anni fa ci era stato chiesto di scrivere per un festival un paio di canzoni che avessero come tema il lavoro in miniera. Abbiamo sempre amato esplorare con la voce e la scrittura strade e orizzonti poco frequentati dalla canzone. Abbiamo iniziato la ricerca. Libri, viaggi, conversazioni ci hanno portato lontano, in un universo atroce e affascinante, nel mondo sotterraneo delle ombre, dei dimenticati, nel cielo ribaltato della miniera. Non bastava certo una canzone per raccontare la miniera, la sua storia, le sue croci, la sua gente, la sua drammatica attualità. 

Come avete scelto i brani e le poesie che avete musicato o inseriti nel libro?

In pochi hanno parlato e raccontato la miniera, il suo mondo, i suoi risvolti. Abbiamo attinto in alcuni casi da nostre letture del passato; il richiamo invece ad autori come Bianciardi e Simone Weil sono frutto di alcuni anni di ricerca e di documentazione, che ci hanno portato a intrecciare legami con diverse regioni come Toscana, Sicilia, Marche, Romagna e Sardegna. Ecco allora la scoperta e la presenza in Canzoni a carburo di una parola (ed esperienza) importante, quella di Manlio Massole, secondo noi grande poeta, che ha conosciuto e vissuto la miniera sarda per trent’anni. Nel caso delle poesie di Erri De Luca, Massole, Weil e Bassani, è stato spontaneo dare un canto alla loro voce.

Vivete sull’Isola del Giglio, cosa rimane oggi dell’esperienza mineraria?

Poco, per non dire niente. Il turismo selvaggio, basato solo su mare e spiaggia, ha seppellito la memoria. Rimane qualche anziano che ancora racconta, in un misto di gioia, dolore e commozione, quegli anni, qualche fotografia ingiallita, i resti dei vecchi piloni nella baia di Campese. Rimane la polvere nera della pirite che ormai da sola testimonia un ricordo col suo tenace silenzio. 

Chi sono i minatori oggi?

Come ha detto Alda Merini nella bellissima poesia che ha scritto per Canzoni a carburo, i minatori «sono quegli uomini che hanno dato la loro vita per darci l’eleganza della felicità». Quasi tutto ciò che ci circonda viene dalla miniera. Non ci riflettiamo mai, perché le miniere in Italia oggi sono chiuse, probabilmente perché ci sembra un tema anacronistico e distante, tuttavia, nel mondo, esistono ancora, a migliaia, e ogni giorno muoiono centinaia di persone. I minatori sono soltanto ombre sottoterra.