La "bastardata" di Tarantino

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Diego Carmignani
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CINEMA Il regista di Pulp fiction riscrive la nostra storia. E quella della sua carriera.

 
Le prime prove dell’avvicinamento di Quentin Tarantino verso i pericolosi territori occupati dai tedeschi nella Seconda guerra mondiale sono datate 2001. Nel frattempo il regista di Pulp fiction ha girato tre film e soprattutto ne ha visti una caterva. Nel suo frullatore sono finiti, come d’abitudine, tanti stili e riferimenti, alti e bassi, dai b-movies italiani e giapponesi, all’epica bellica più riconoscibile.

Proprio per la lunga gestazione, Bastardi senza gloria racchiude una gradita e sana sorpresa nell’opera del regista, che nella fase di scrittura ha fatto un ammirevole lavoro di pulizia: riducendo vistosamente il gusto malato per dettagli e particolari, Tarantino ha dedicato tempo e attenzione alla costruzione di un effetto di pura suspense, sviluppato ad arte sia nelle singole scene che nella complessiva coralità della pellicola. La riuscita del meccanismo è tutta nella scena finale, dove, in un cinema d’essai parigino, bruciano e trovano compimento la storia del film, le sottostorie che lo compongono, nonché la Storia tout court.

Intorno al rocambolesco attentato ad Adolf Hitler ruotano la rivincita di una ragazza ebrea, la crudeltà di una squadra ammazza-nazisti, la perversione di un colonnello delle Ss, le ambizioni di un eroe-attore del Terzo Reich. Una complessa girandola del male in cui tutti gli elementi sono necessari e dove il vizio del gratuito è messo alle corde. Merito, dunque, a Tarantino di aver riscritto la storia. Quella della sua carriera cinematografica prima di quella che leggiamo sui libri di testo.