La Frassoni portavoce
EUROPEAN GREENS L’ex europarlamentare italiana verrà nominata domenica prossima a Malmoe in Svezia. A congresso 36 partiti ecologisti.
Si riparte dall’Europa. La crisi dei Verdi in Italia non travalica le Alpi e con quasi scientifica certezza porterà la nostra Monica Frassoni alla carica di portavoce del partito dei Verdi europei. La nomina avverrà in occasione del congresso del raggruppamento ambientalista internazionale che si terrà il prossimo fine settimana in Svezia. Sono 36, ad oggi, i partiti ecologisti che dal Portogallo alla Russia fanno parte del partito nato il 23 febbraio del 2004 a Roma, battendo sul tempo (seppure di pochi mesi) quello Popolare e quello Socialista. Un primato di cui va molto fiero Chicco Negro, responsabile dei Verdi italiani per i rapporti con i cugini europei.
La loro struttura è come quella di un normale partito politico, con la differenza però che tutti parlano lingue diverse e vengono da esperienze tra le più disparate. Come fa a funzionare un gruppo così grande? Innanzitutto con un direttivo ristretto composto per metà da verdi storici, che hanno sempre guardato oltre i confini nazionali, e per l’altra metà da giovani ambientalisti molto motivati. E se una cosa è rimasta impressa nella memoria storica del Vecchio continente è proprio l’esperienza drammatica di Chernobyl, che non solo ha unito gli ecologisti contro l’energia nucleare, ma ha formato nuove generazioni ad una maggiore cura dell’ecosistema, che non conosce confini. Infatti, i danni al territorio della Serbia o dell’Albania ci riguardano molto da vicino.
«Per questo – spiega Negro - mi sono battuto personalmente per l’ingresso del partito verde albanese nel nostro gruppo. Anche perché se qualcuno, come ho verificato con i miei occhi, versa del mercurio nella baia di Valona, possiamo star pur certi che il pesce avvelenato finirà nelle reti dei pescatori pugliesi». La salvaguardia dell’ambiente, quindi, si basa sia su questioni geostrategiche che sulla genuina solidarietà tra popoli e cittadini. Solidarietà che si addice senza dubbio al lavoro di sostegno continuo che negli anni i partiti Verdi europei si sono garantiti dentro e fuori Strasburgo.
«Mi ricordo - spiega la Frassoni - quando nel 2004 aiutammo gli ecologisti spagnoli durante la campagna elettorale. Facemmo un ottimo lavoro, tant’è che ottennero due eletti. Questo però non significa che il partito Verde europeo abbia la vocazione di una società di mutuo soccorso – sottolinea l’ex eurodeputata -. Noi, in verità, abbiamo l’aspirazione di divenire un veicolo, per portare la rivoluzione verde al centro della riforme necessarie per la società dell’Ue». L’accordo sui grandi temi tra gli ambientalisti del Vecchio continente punta soprattutto sul deciso no agli agli Ogm e all’energia nucleare. E ora le sfide si trasferiscono su un piano planetario, specie in vista del vertice sul clima di Copenaghen.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






