La verità venga a galla

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Vincenzo Mulè
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SCANDALI. Numerose prove certificano la colpevole sottovalutazione del caso "navi dei veleni". Oggi ad Amantea una grande manifestazione per chiedere che sia fatta piena luce. Tra faccendieri, affari e punti oscuri, ancora troppi i misteri.

«Facciamo un patto: lei deve rispondere alle domande che io le faccio, senza divagare, perché non serve. A noi non interessano i complotti e le altre cose, ci interessa la conoscenza dei fatti ». Nell’ottobre del 2004, in qualità di presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Carlo Taormina ascolta in audizione pubblica Giampiero Sebri, un ex trafficante di rifiu- ti tossici. Alla domanda del perché l’uomo si sentisse minacciato, Serbi risponde: «Perché le persone che avevo coinvolto nelle deposizioni fatte al dottor Romanelli erano Nicholas Bizzio, mafioso, gruppo Iamonte». «Iamonte di Saline ioniche?», incalza Taormina, che aggiunge: «Allora di Iamonte già aveva detto che faceva traffico di rifiuti da Saline ioniche ».
 
Pronta la risposta di Serbi: «Non ho detto da Saline Ioniche », al quale controbatte Taormina con tono deciso: «Glielo dico io, perché è lì che succede». Nei giorni scorsi questo colloquio è stato ricordato da Legambiente nel corso dell’audizione in commissione Rifiuti. L’associazione ambientalista ha chiesto allo stesso organismo l’immediata convocazione dell’ex deputato per chiarire la fonte di tanta sicurezza. Sono numerose le prove che emergono dal passato che confermano come quello delle navi dei veleni sia stata una vicenda colpevolmente sottovalutata. Da tutti. Mercoledì 23 settembre l’ammiraglio Bruno Branciforte, nuovo capo dell’Aise (ex Sismi) ha riferito al Copasir, il Comitato per la sicurezza della Repubblica presieduto da Francesco Rutelli, che sono 55 le navi a perdere che avvelenano i nostri mari. Branciforte ha anche detto che i siti localizzati furono segnalati al sostituto procuratore generale di Reggio Calabria Francesco Neri. Ha inoltre riconosciuto che l’indagine si bloccò, ma non «per la mancata collaborazione dei servizi».
 
È anche per chiedere che sia fatta piena luce su tutti questi misteri che oggi ad Amantea si tiene una manifestazione nazionale. La promuove il comitato civico Natale De Grazia, che chiede l’immediata bonifica dei siti contaminati e il recupero dei relitti affondati. Finora la risposta del governo si è caratterizzata per il suo immobilismo, mentre la questione, con il passare del tempo, assume contorni sempre più inquietanti dietro ai quali si nascondono le connivenze politiche che hanno provocato il disastro ambientale che la Calabria e la fetta di Mediterraneo coinvolta dagli affondamenti sta pagando. L’ultimo schiaffo al governo sulla questione giunge da Legambiente che ieri ha ribadito quello che va denunciando da ormai 15 anni: la Rigel, uno dei relitti che risulta affondato il 21 settembre 1987, si trova al largo di Capo Spartivento. Secondo Nuccio Barillà, «la nave si trova a 20 miglia S/E da Capo Spartivento, latitudine 37° 58’ N, longitudine 16° 59’ E.
 
Sugli affondamenti si può dire di tutto - continua l’esponente calabrese di Legambiente - tranne che si tratta di un mistero». E allora via con tutta una serie di dati e punti oscuri che fanno impressione, tanto quanto l’inefficienza dei governi che nel corso degli anni si sono succeduti nel mancato contrasto. Dove si trova, cosa ha da raccontare, ad esempio, Giorgio Comerio, personaggio chiave di tante vicende legate alle cosiddette navi dei veleni, definito nel 2004 dall’ex ministro per i rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi «noto trafficante d’armi » e «faccendiere al centro di una serie di vicende legate alla Somalia e all’illecita gestione degli aiuti della Direzione generale per la cooperazione e lo sviluppo »? Qual è il ruolo, per esempio, dei porti di La Spezia, Marina di Carrara e Livorno da dove sono partite diverse delle navi poi risultate affondate? Domande che attendono risposte da oltre vent’anni. E sulle quali le persone oggi in piazza ad Amantea pretendono la verità.