Massacrato di botte

Rossella Anitori
stefano-cucchi.jpg

DENUNCIA. Il caso di Stefano Cucchi arriva al Senato. Una conferenza stampa organizzata dall’associazione "A buon diritto" per far luce sulla morte del giovane entrato in carcere il 15 ottobre e uscito senza vita dopo una settimana.

Irriconoscibile. Il volto completamente tumefatto, lividi ovunque. L’occhio destro rientrato nell’orbita, l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia, la mascella destra fratturata. Il cadavere di Stefano Cucchi mostra evidenti e inconfutabili segni di violenza. I familiari hanno scelto di divulgare le immagini che ritraggono il corpo del ragazzo com’era sette giorni dopo l’arresto. Ieri al Senato Luigi Manconi, presidente di A buon diritto, ha organizzato una conferenza stampa «per far luce sulla vicenda». Stefano Cucchi è stato fermato dai carabinieri in possesso di stupefacenti la notte del 15 ottobre nel Parco degli acquedotti a Roma. È entrato vivo in carcere, una settimana dopo è uscito morto. La certificazione medica rilasciata dal sanitario ospedaliero parla di «presunta morte naturale».
 
Cucchi aveva 31 anni e lavorava come geometra. Quando gli agenti lo hanno fermato era in buona salute. È entrato in caserma con le proprie gambe, è passato attraverso quattro diverse strutture statuali (camera di sicurezza, tribunale, carcere e reparto detentivo di un ospedale) ed è uscito in una bara. Con il corpo «devastato». Il giorno dopo l’arresto, al processo per direttissima nelle aule del tribunale di piazzale Clodio «Stefano arriva scortato dai carabinieri - racconta Ilaria, la sorella -. Aveva il volto gonfio e lividi molto vistosi intorno agli occhi». Il ragazzo, davanti al giudice, si dichiara «colpevole di detenzione di sostanze in quanto consumatore ». Viene rinviato a giudizio al 13 novembre, con custodia cautelare carceraria. Visitato presso l’ambulatorio del Palazzo di giustizia, gli vengono riscontrate alcune lesioni.
 
All’ingesso al Regina Coeli, dopo un ulteriore controllo, ne vengono accertate altre. L’uomo viene quindi trasportato all’ospedale Fatebenefratelli, dove gli viene diagnosticata una frattura delle vertebre. Alle ore 13 del 17 ottobre viene trasferito all’ospedale Sandro Pertini, la famiglia è avvisata solo alle 21, e si reca immediatamente al pronto soccorso. Ma non gli sarà concesso di entrare. Nonostante i ripetuti tentativi, le porte del Pertini per i familiari restano chiuse fino alla morte di Stefano, avvenuta 5 giorni dopo. Muore alle 6:30, i familiari ne vengono a conoscenza alle 12:30, quando alla madre del ragazzo viene notificato il decreto del pm con cui si autorizza la nomina di un consulente di parte.
 
«Il sovrintendente e il medico di turno dichiarano ai miei genitori - racconta la sorella - di “non aver avuto modo di vedere Stefano in viso perché si teneva costantemente il lenzuolo sulla faccia”». I coniugi Cucchi si precipitano all’obitorio: il cadavere del figlio è ormai trasfigurato. «L’atto di morte è stato acquisito dal pm - dice Fabio Anselmo, legale della famiglia - abbiamo solo le foto scattate dall’agenzia funebre e un appunto del medico legale. E, a quanto pare, non sono stati riscontrati traumi lesivi che possano aver causato il decesso. Si parla di ecchimosi, escoriazioni e sangue nella vescica, per cui è difficile sapere quando, e soprattutto come, è morto».
 
 
Il senatore Marco Perduca annuncia «una missione ispettiva nei reparti in questione, luoghi dove gravano seri dubbi sul rispetto dei diritti umani». I familiari vogliono giustizia. «Perché non è stato concesso a nostro figlio di chiamare un avvocato? Chi ha ridotto Stefano in quello stato? Perché non abbiamo potuto vederlo? Ci sono spiegazioni valide per accanirsi in questo modo contro il nostro ragazzo?». Sono solo alcune delle domande del padre. Per Emma Bonino «è in gioco la credibilità delle istituzioni e la legalità nel nostro Paese: lo Stato deve assumersi la responsabilità della ricostruzione dei fatti». Il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, invita la «magistratura a velocizzare le indagini e la polizia a non fare corpo». «So chi è stato ma non ho le prove», avrebbe detto Pier Paolo Pasolini. La famiglia, per il momento, non accusa nessuno. Ma esige risposte.

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31
OpinioneIl precariato nella tragedia della Concordia
da pietro ancona
 - 15/01/2012 - 12:29
OpinionePerché ho sognato anch'io lo stesso ricordo
da Pietro Autier
 - 29/12/2011 - 13:29
OpinioneUcciso su una croce e intriso di dolore
da giuliano lazzari
 - 29/12/2011 - 13:16
OpinioneBerlusconi condannato ad un servizio socialmente utile
da robertod1961
 - 26/12/2011 - 10:50
OpinioneAgli altri dedico questa canzone buona per tutte le ore
da Pietro Autier
 - 24/12/2011 - 08:43