Napoli e Palermo unite dal solito destino, dei sacchetti in strada
RIFIUTI. In Sicilia mancano i soldi, i camion per la raccolta non possono essere riparati, i cumuli di spazzatura aumentano. In Campania torna lo spettro dell’emergenza: discariche illegali e burocrazia mandano in tilt Bertolaso.
Palermo-Napoli andata e ritorno. Purtroppo. L’emergenza rifiuti unisce le due città gemelle del Sud (più nel male che nel bene): ai piedi del Vesuvio la situazione sta velocemente, tornando all’anormalità, tanto che in alcune zone dell’hinterland, soprattutto dell’area flegrea, si lamentano ritardi nella raccolta e si contano almeno cinquanta quintali di immondizia disseminati in strada. La stima, naturalmente, è per difetto. Ma ben altre sorprese potrebbero arrivare da un nuovo monitoraggio. A preoccupare maggiormente è la presenza, sempre meno insolita, di rifiuti ingombranti nelle vie del centro e della periferia (pochi giorni fa, è stata scoperta una discarica abusiva attorno ai piloni di un tratto della Tangenziale partenopea, dove c’era di tutto: frigoriferi, televisori, personal computer, stampanti, impianti stereo e di riscaldamento e, addirittura, un’intera cucina, con tanto di forno e bombola del gas).
A questo scenario desolante, si aggiungono pure i ritardi nella costruzione dei termovalorizzatori che dovrebbero affiancare quello di Acerra, l’unico funzionante - a singhiozzo - finora, e i problemi legati alle bonifiche delle discariche e dei siti di stoccaggio, che proseguono tra mille impedimenti. L’area più a rischio è quella orientale, in cui i controlli sono più blandi e la cultura della difesa dell’ambiente non riesce ancora a fare breccia. Sarà per questo, forse, che la differenziata stenta a decollare nel capoluogo campano. L’obiettivo è il 25 per cento, da raggiungere a tutti i costi entro la fine dell’anno (quattro Comuni inadempienti sono a rischio scioglimento e Napoli, seppur in teoria, non dovrebbe fare eccezione).
Le stime in città parlano di un risicato 18 per cento, ottenuto con sforzi enormi dall’amministrazione comunale. Mancano cento giorni: ce la farà San Gennaro a fare il miracolo? Santa Rosalia, invece, nemmeno ci prova, a guardare le condizioni in cui versano le strade di Palermo: i trentacinque autocompattatori in funzione, sui settanta disponibili, non sono sufficienti a tenere testa alla produzione di rifiuti giornalieri, figuriamoci a smaltire l’arretrato. Ragion per cui ai due turni di servizio, se n’è aggiunto un terzo. Con risultati poco lusinghieri, a dire il vero. Ma l’importante è provarci.
La situazione è grave in tutta la città, tanto nel centro storico quanto nei quartieri Arenella, Sperone, Brancaccio e Bonagia, dove - più che altrove - si assiste al macabro rituale dell’incendio dei cassonetti stracolmi, con l’immancabile nuvola di diossina che volteggia nell’aria e avvelena i polmoni di chi la respira. Secondo alcune stime, per svuotare il capoluogo siciliano dall’immonda presenza dei sacchetti neri, servirebbero almeno altri quindici autocampattatori. Ma - a Napoli come a Palermo - i disastrati bilanci comunali (e non si tratta di colori politici, perché il fallimento è bipartisan), non consentono spese straordinarie per la manutenzione del parco macchine. Bisogna navigare a vista, in questo oceano di spazzatura.
L’unica differenza tra le due città simbolo del Mezzogiorno, finora, sta nel diverso atteggiamento assunto dalla popolazione: moderatamente attendista quella napoletana, interessata a scoprire quanto prima, se il campanello d’allarme di queste settimane si trasformerà presto in un nuovo «si salvi chi può» e desolatamente critica quella palermitana, ormai consapevole di vivere in una discarica a cielo aperto. In conclusione, una nota che farebbe ridere, se non ci fosse da piangere: sia Palermo che Napoli hanno deliberato l’aumento della tassa sui rifiuti urbani: rispettivamente al 75 e al 60 per cento.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






