Niente norma sull’omofobia
DAL TRANSATLANTICO Decade il disegno di legge che vuol rendere reato l’omofobia.
In Aula, a Montecitorio, si discute del testo del disegno di legge che vuol rendere reato l’omofobia - prima firmataria Paola Concia, Pd - e c’è anche un voto a sorpresa: viene respinta la richiesta di Pdl e Lega di far tornare il testo in Commissione. Ma poi si capisce che l’ordine di scuderia per il centrodestra è quello di affossare la legge. Alle 17 l’Aula approva infatti una pregiudiziale di incostituzionalità presentata dall’Udc. Il disegno di legge decade automaticamente. Non si procederà quindi all’esame dell’articolato provvedimento che inseriva tra le aggravanti «fatti commessi per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato».
Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati Pdl, canta vittoria: «Se il Pd avesse votato con noi il rinvio in Commissione, probabilmente in poco tempo avremmo riportato in Aula un testo condiviso». La pregiudiziale, come già si era fatto balenare nella discussione della Commissione Affari costituzionali da parte del centrodestra, si basa sul cavillo che nella proposta di legge non si dà una definizione precisa del termine «orientamento sessuale».
La reazione di Concia è furibonda: «Mi vergogno di far parte di questo Parlamento». La deputata del Pd ce l’ha con tutti, con il Pdl e l’Udc ovviamente, che hanno affossato la proposta di legge, ma anche con il suo partito che «senza avver- tirmi ha cambiato idea e ha votato contro la possibilità di tenere in vita questa legge con il suo ritorno in Commissione».
Dario Franceschini difende il Pd: «Il dato politico è che la destra ha bocciato la legge contro l’omofobia». Il segretario piddino aggiunge però che «è un problema » il voto di Paola Binetti, cattolica integralista eletta nel Pd, fiera di essere teodem, che si è andato ad aggiungere a quelli del centrodestra. Fuori del Transatlantico a tenere banco ci pensa invece lo scontro tra istituzioni. Nel primo pomeriggio si apprende che nei confronti di Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, e di Maurizio Belpietro, direttore di Libero, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo d’indagine per «vilipendio al capo dello Stato».
A Di Pietro si contesta una frase in cui riferendosi alla controfirma del capo dello Stato alla legge sullo “scudo fiscale” l’aveva definita «un atto di viltà e abdicazione». Belpietro è invece indagato per un editoriale del 20 settembre nel quale si sosteneva che fu fatto ritardare il rimpatrio delle salme dei sei parà uccisi a Kabul tre giorni prima per consentire il prosieguo della visita di Napolitano in Giappone.
In mattinata il presidente della Repubblica aveva ritenuto di dover replicare alla definizione «uomo di sinistra» che gli affibbia Silvio Berlusconi a ogni piè sospinto, dopo che la Consulta ha bocciato il lodo Alfano. Napolitano coglie una riunione con i prefetti d’Italia per dire: «Già tredici anni fa, quando diventai ministro dell’Interno, ero determinato a svolgere l’incarico come uomo ormai delle istituzioni e non di una parte politica».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.






