Quante onde nello stagno
DIBATTITO - L’ANALISI. L’esito a sorpresa del congresso dei Verdi mette in luce tutte le contraddizioni del centrosinistra e apre nuovi scenari.
DIBATTITO
È grande la confusione sotto il cielo. Il costume dei nostri tempi è di ridurre, semplificare, per trasformare tutto in un titolo o in un efficace lancio d’agenzia. È un meccanismo che massimizza le probabilità di essere “ripresi” dai media maggiori. Ma è anche un meccanismo che trita tutto, anche le migliori intenzioni. Oggi, per spiegare le dinamiche della politica italiana quel meccanismo dobbiamo necessariamente eluderlo, per provare a restituirgli un po’ della sua complessità. Per Terra, quotidiano ecologista, non si può non partire dagli esiti del congresso dei Verdi. Congresso che, essenzialmente, era divenuto un referendum sul progetto di Sinistra e libertà. Un referendum che la ex-maggioranza ha perso, seppur di misura.
Il Sole che ride è ora spaccato in due. Una condizione assolutamente non invidiabile soprattutto nel caso di un partito a struttura fortemente federalista. Le federazioni regionali hanno amplissimi margini decisionali, e alle prossime elezioni il puzzle delle liste in cui si candidano gli ambientalisti rischia di essere degno dei manuali di psichiatria. Potrebbe cioè avvenire che in alcune regioni i Verdi si candidino in Sel e in altre vadano in altre alleanze, con il simbolo del Sole che ride. In alcune potrebbero andare con i due simboli alleati, in altre come concorrenti. Una vera babele di possibilità di conflitto che il nuovo portavoce dovrà sbrogliare rapidamente. La mozione sconfitta però una cosa giusta l’ha fatta: è rimasta nel partito entrando nell’esecutivo. Da un lato il tempo lavora contro la minoranza, logorandola (ma essa mantiene così un potere di condizionamento del partito). Dall’altro il tempo lavora a loro favore: la prova della validità della linea Bonelli arriverà prestissimo.
I Verdi, stremati finanziariamente dall’assenza nel Parlamento nazionale ed europeo, hanno bisogno di qualche vittoria almeno a livello regionale. Una performance elettorale molto deludente nella primavera 2010 metterebbe parecchie frecce negli archi di coloro che hanno sostenuto la necessità dell’alleanza a sinistra. L’esito del congresso verde ha fatto deflagrare le contraddizioni dentro Sel. La più palese delle quali era nel desiderio di alcuni di fare un “partito subito”. In Sel era stata trovata una mediazione a Bagnoli che, essenzialmente, rimandava il problema al dopo elezioni regionali. Fino ad allora Sel sarebbe rimasta un’alleanza. Bocciata la prospettiva di scioglimento dei Verdi dentro Sel la situazione è precipitata. Quelli che avevano spinto per l’integrazione (ex comunisti di Guidoni, ex rifondaroli di Vendola ed ex diessini di Fava) che a oggi erano stati frenati da Verdi e Socialisti, ora hanno pochi freni. L’annuncio di un congresso fondativo di Sel a dicembre va in questa direzione.
L’accelerazione però rischia di spaccare Sel definitivamente. Mette i Verdi e i socialisti nelle condizioni di dover scegliere subito. Una scommessa pericolosa per Vendola e Fava. Anche perchè l’accelerazione non tiene conto del tema delle alleanze. Bonelli e i suoi, sistemato l’organigramma, si guarderanno intorno e dovranno stipulare alleanze. Fin da subito, Bonelli aveva lasciato le porte aperte a Sel. Alleati sì, aveva detto dal podio di Fiuggi, ma come soggettività distinte. Se Sel accelera e impone la rottura degli ecologisti verdi con il partito, non sarà semplicissimo allearsi poi alle regionali. Tanto quanto è complicato fare oggi alleanze con Ferrero. Dopo gli scontri infatti la bicicletta Sel-lista comunista sarebbe davvero impresentabile. Difficile sostenere che si fa per salvare l’Italia. E poi c’è il Pd. In tanti a questo punto sperano nell’esplosione di quel progetto.
Un evento che rimescolerebbe le carte del centrosinistra. In casa democratica gli scenari sono aperti. Il favorito a sinistra è quello che vede la vittoria di Bersani, l’uscita di Rutelli, per formare un partito simil-socialdemocratico. La verità è che bisognerà aspettare il 25 ottobre prima di poter ragionare sul futuro delle forze a sinistra. E poi ci sono i Radicali. Pannella, è innegabile, ha avuto un ruolo nel ribaltamento dell’esito del congresso verde. La sua proposta di alleanza ha costituito una alternativa politica credibile a Sel. Forte del risultato delle europee, il leader radicale indica da tempo il suo progetto: l’alleanza radicale-socialista-verde. Che oggi sembra meno lontana dall’avverarsi. Il vecchio leone, evidentemente, ha ancora qualche lezione da impartire.
Piero Sansonetti, l’Altro, sesso con minori e partitismo
Poche settimane fa sosteneva l’ingresso di tutti nel Pd. Poi addirittura la candidatura di Vendola a segretario Pd. Ieri Sansonetti è divenuto il principale sostenitore del “partito subito” a Sel. Un indizio fortissimo per il coordinamento nazionale della nuova alleanza politica che è la scelta sbagliata. Il pierone nazionale non ne azzecca una da anni. Pochi giorni fa pubblicava un raccapricciante articolo di Mario Gamba in difesa di “dolci” esperienze sessuali tra minori e adulti. Come ha risposto alla raffica di proteste e prese di distanza? Non una riga di scuse. Non una parola di spiegazione. Anzi dopo l’articolo possibilista e simpatizzante con i praticanti del sesso con i minori, Sansonetti ci riprova. Ne l’Altro di ieri Matteo Conti sposava la critica di Henry Levy al “moralismo dilagante” nella sinistra francese emerso con il caso Mitterrand. Il problema, quindi, non sarebbero quelle aree paludose e maleodoranti della sinistra che hanno “teorizzato” e flirtato con la pedofilia, ma piuttosto che a sinistra sia cresciuta l’indignazione e l’intolleranza per queste ambiguità. Il giornale di Sansonetti quindi si duole del “moralismo” della sinistra “populista”. La confusione però non è solo del giornale ma, evidentemente, anche degli uomini politici che lo sostengono. C’è da dire che la settimana scorsa, l’unico che ha avuto il coraggio di difendere il direttore de l’Altro nella sua sortita è stato Alfonso Gianni. Amico e collaboratore dell’ex presidente della Camera Fausto Bertinotti. Per Gianni l’indignazione alle tesi filo-pedofile de l’Altro è solo una “questione di concorrenza fra giornali”.
Marco Pannella, leader dei Radicali italiani
«Oggi nel mondo e in Italia la radicalità Verde, ambientalista e Radicale, è essenziale come alternativa di regime, e non come presenza all’interno del ghetto di una delle due componenti del regime dominante, cioè quella di sinistra. La notizia che, dopo quanto accaduto in Francia, i Verdi tedeschi stanno preparando un accordo con i liberali e i democristiani è di grande importanza e illumina l’importantissimo congresso dei Verdi di Fiuggi dove l’anima e la storia umana del movimento Verde si sono affermate più che mai, sconvolgendo le previsioni, in larga parte burocratiche e di sottopotere, che erano state fatte. La moneta che va spesa oggi, anche secondo molte iniziative, americane e non, ha su una faccia il grande simbolo del Sole che ride e sull’altra il grande simbolo della non violenza Radicale».
Riccardo Nencini, segretario del Psi
«Non è precipitando i tempi che possiamo risolvere i problemi antichi della sinistra italiana, né rafforzare in modo convincente l’opposizione al governo Berlusconi. A Napoli ci siamo dati tempi e modi per avviare il processo di costruzione di un nuovo centro sinistra, competitivo e vincente. Oggi non ci sono condizioni tali da indurci a modificare il percorso stabilito appena un mese fa e tanto meno quindi a improvvisare un congresso su due piedi»
Loredana De Petris
«Purtroppo nei momenti di incertezza le pulsioni identitarie vincono, e producono divisioni, mai alleanze. Ma per noi il progetto non cambia, si va a avanti con Sel. Ovvero con una forza nuova, di sinistra, ecologista. Incompatibile con la permanenza nei Verdi? è una scelta di cui si dovrà assumere la responsabilità Angelo Bonelli. Certo sarebbe paradossale che il primo atto di chi propugna la Costituente ecologista, ovvero l’alleanza di tanti ecologisti di provenienza diversa, sia l’“espulsione” di persone con una militanza ambientalista storica. La costituente è in realtà la foglia di fico che nasconde una svolta a “destra”, con Pannella e i Radicali. Con buona pace per l’importanza dei temi verdi. Vogliamo parlare delle posizioni dei Radicali sugli Ogm, sul nucleare, sul liberismo? A noi non interessano i simboli ma i contenuti, per questo avevamo ottenuto di avere la parola ecologia come centrale in Sel. L’elemento forte di Sel è la contaminazione che noi produciamo con la nostra cultura di tradizioni a noi vicine, che da tempo ormai praticano il terreno delle battaglie ambientaliste. Parlano tanto di Europe Écologie, ma sanno benissimo che lì dentro c’è gente di sinistra, mica di destra, molto più radicale che in Sel. E poi, come si fa a definire Sel, aperta all’opzione di governo e al dialogo col Pd, una formazione ideologica di sinistra radicale? Alle regionali andremo in campo con il nostro progetto. Spero proprio che Bonelli non tenti forzature. Partito subito? è un errore. A noi serve una accelerazione politica non organizzativa.»
Gianfranco Bettin
«Le ambiguità, i dubbi, si risolveranno nel giro di pochi mesi. Questo tempo ci servirà a far emergere lo spazio politico ed elettorale dei Verdi autonomi, all’europea. E non dei Verdi sciolti in un soggetto “anche” ambientalista come Sel. I territori sono autonomi certo, ma non possono ignorare che il congresso ha deciso sulla “non sparizione” del simbolo verde e ha bocciato il progetto di Sel. Non c’è dubbio comunque che questa è una questione delicatissima da trattare con attenzione, senza accetta. La contraddizione comunque non sarebbe nell’espellere chi porta avanti comunque il progetto di Sel, ma è di chi persevera in una prospettiva bocciata democraticamente. La contraddizione è di chi sta nei Verdi per scioglierli. Il limite dell’autonomia è quello che varchi per distruggere chi quell’autonomia ti concede. Per noi, i Verdi non sono una ruota di scorta che si mantiene in caso il nuovo esperimento non funzioni. Noi ai Verdi ci crediamo. Crediamo che in Germania, per esempio, i rossi e i verdi funzionano perché ognuno fa il suo lavoro. Comunque sapremo presto se siamo stati velleitari, degli illusi, o lungimiranti. Le alleanze è chiaro che si faranno, soprattutto dove c’è lo sbarramento elettorale. La nostra non è una svolta “a destra”. I Radicali? Sono interlocutori storici dei Verdi e lo saranno anche in futuro. Ma io, per esempio, non mi stupirei se in Puglia o in Campania andassimo alleati di Sel. Allearsi è una cosa, sciogliere i Verdi un’altra. L’accelerazione di Bagnoli è stata un errore. E' lì che hanno perso il congresso».
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.








Commenti
De Petris continua a non capire..
Ha ragione Gianfranco Bettin e la De Petris parlando di svolta "a destra" dimostra ancora di non capire le nuove dinamiche politiche italiane. Divide ancora fa destra e sinistra, ragiona solo su quello....senza capire che una cosa sono le alleanze e una cosa è l'autonomia di un soggeto, in questo caso verde, che qualcuno voleva sciogliere in qualcosa ancora di "sinistra" limitando la possibile trasversalità politica ed elettorale dei verdi. Nessuno mette in dubbio la necessità delle alleanze anche con Sel, ma a Fiuggi si è messo in dubbio la modalità di sciogliere un partito dentro un altro partito della sinistra (ma qualcuno ha letto i commenti e i post nel sito di sinsitraelibertà?). Modalità che è risultata perdente al congresso e che De Petris, Francescato e Cento devono accettare e scegliere se aiutare i verdi a crescere o continuare in un progetto politico bocciato al congresso.
critiche a de petris
dove sta a scritto che un rapporto con i radicali sarebbe una svolta a destra? usano questi termini in modo "terroristico" nei confronti dell'elettorato di sinistra. io alle europee ho votato lista bonino-pannella perchè il progetto di sinistra e libertà non era credibile, poichè nato solo per lo sbarramento imposto al 4%, questi sono fatti.
i radicali sugli ogm hanno una posizione aperta, è vero, ma sono aperti al dialogo e credono che i verdi dicano no perchè ideologizzati. io credo che discutendo pacificamente ognuno può capire le ragioni dell altro e arrivare ad un compromesso accettabile.
sul nucleare la de petris dice una sciocchezza, i radicali sono contrari, c'è anche un convegnod a loro promosso che si può ascoltare su radio radicale:
http://www.radioradicale.it/scheda/288590/nucleare-la-falsa-alternativa
infine sul liberismo: dobbiamo decidersi su cosa si intenda. se si intende che il mercato è il regolatore della società io non sono dcacordo, ma credo che nemmeno i radicali lo siano. se invece indichiamo l'antiprotezionismo, quindi contro il corporativismo nazionalista, eh allora non solo io, ma anche chi è a sinistra dovrebbe esserlo!
i radicali hanno molto in comune con i verdi, tanto come la sinistra. ma qui si tratta di metodi, e quello di sinistra e libertà non dona libertà vera, partecipazione, è il vecchio modo di fare politica. i verdi invece devono aggiornare la politica verso quella democrazia radicale della partecipazione dal basso e decisionale che manca a quel pd che fa tante parole ma poi ai fatti...
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