Sinistra libertà ecologia. Inizia un nuovo percorso
VERSO IL CONGRESSO La mozione “Il nostro futuro”* non è la fine dei Verdi ma un nuovo inizio. Oggi le sedi sono vuote ma possiamo far fruttare l’immenso capitale di idee del Sole che ride che è stato più forte dei limiti e ha cambiato in meglio l’Italia.
Entrai nei Verdi nel 1989, ferveva il dibattito se ci dovessero stare i verdi verdi o anche gli ex comunisti libertari come me, Edo Ronchi o i radicali come Franco Corleone, Adelaide Aglietta e, ahimé, Francesco Rutelli. Ci costrinsero a fare i Verdi Arcobaleno e in quelle elezioni europee le due liste ottennero complessivamente il 6% dei voti. Poi ci riunimmo sotto la Federazione dei Verdi e il simbolo del Sole che ride e dimezzammo subito i voti per poi ondeggiare tra l’1,7% e il 2,3% nei quindici anni successivi.
Non c’era il bipolarismo, potevamo ancora dirci né di destra né di sinistra, eppure non abbiamo mai sfondato. Abbiamo governato subito al punto di essere tacciati (con ragione) di essere un partito di poltrone più che di militanti. Non ricordo se non pochi amici nelle battaglie sul dissesto idrogeologico, sulle autostrade del mare, sulla lotta contro gli inceneritori e per le nuove tecnologie, non ricordo di mobilitazioni degne di questo nome a livello nazionale se non su questioni locali dopo la fase del movimento antinucleare.
Della lotta agli Ogm o ai pesticidi si occupava Fabrizia Pratesi, delle infrastrutture Anna Donati, degli animali Annamaria Procacci ed altri con cui mi scuso per non citarli ma il nostro popolo ne restava ai margini. Non ricordo una mobilitazione per le energie rinnovabili, se non la manifestazione di Genova da me fortemente voluta e promossa assieme al gruppo dell’ufficio del programma, prontamente annientato dopo quel successo. Siamo stati un partito di grandi comunicatori nel senso che affogavamo le redazioni di comunicati stampa, ma sventolare una bandiera, mettersi un bottoncino nel taschino o altro era una roba da appartenenza troppo forte per il nostro snobismo. Oggi le nostre sedi sono vuote, quasi tutte, vuote di gente perché vuote di prospettive, affogate in un cumulo di rifiuti sia dei “no” che era l’unica cosa che eravamo capaci di dire, sia di quelli di Napoli (ma a Salerno i nostri assessori hanno la raccolta differenziata al 70%).
Adesso c’è chi vuole ricominciare tutto da lì, con gli stessi dirigenti di sempre e con lo stessa prosopopea di sempre con chi si chiama ecologista senza definire se siamo o no per l’eolico, se siamo o no contro gli inceneritori, se siamo o no contro il Lodo Alfano, nel nome di un bagno di purezza ideologica che semplicemente non esiste e non è mai esistita. Io penso che la strada di Sinistra e libertà possa diventare l’inizio di un nuovo percorso di condivisione di una prospettiva, ne abbiamo appena cambiato nome e simbolo in Sinistra libertà ecologia affinché sia capace di aggregare e non di dividere mettendo insieme istanze di liberazione da ogni oppressione economica e culturale con quelle della salvaguardia del creato che l’ecologia rappresenta.
Vorrei che il percorso restasse aperto per aggregare l’area radicale e per non rassegnarsi all’egemonia di Ferrando sull’area comunista libertaria. Farò in modo che sia consentito ai Verdi che non concordano su questa scelta di fare scelte diverse, rispettando la democrazia dei territori, opererò affinché i Verdi sappiano rimanere luogo autonomo di produzione culturale e politica, di stimolo e di formazione per produrre anche in Italia quello che in Europa spesso avviene. Non mi mischio alla gente di Sinistra libertà ecologia per opportunismo elettorale.
Se non vi incontrassi ogni giorno - assieme ai Nencini di turno (che ha già accettato la candidatura alle regionali nel Pd) - anche una enorme quantità di amici e compagni in cammino, coraggiosi generosi sognatori come noi, me ne sarei allontanato da tempo. Ho voglia di confrontarmi, di imparare e di insegnare, di cercare le risposte ai drammi infiniti del nostro tempo con il sorriso sulle labbra anche se il sole non sorriderà (alle volte a sproposito) dal simbolo nella scheda elettorale. La politica non è contenitore ma contenuto e noi non abbiamo certo motivo per rattrappirci nelle nostre sedi vuote ma possiamo far fruttare il nostro immenso capitale di idee che comunque è stato più forte dei limiti e ha cambiato profondamente in meglio l’Italia. Per questo la mozione “Il nostro futuro” non è la fine dei Verdi ma un nuovo inizio.
*Il TESTO INTEGRALE delle tre mozioni IL NOSTRO FUTURO, IL CORAGGIO DI OSARE e DAL TERRITORIO:
http://www.terranews.it/pdf/le_mozioni_congressuali_dei_verdi.pdf
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







