Terremoto in Indonesia. Ancora morti in Asia

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Gloria Ravidà
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CALAMITÀ Un sisma sconvolge l’isola di Sumatra. Dal Vietnam il tifone Ketsana raggiunge Cambogia e Laos, mentre si aggrava il tragico bilancio dello tsunami nel Pacifico.

La terra trema a Sumatra. Poco dopo le 12, ora italiana, una scossa d’intensità pari a 7,9 gradi della scala Richter è stata registrata al largo delle coste occidentali della più grande isola indonesiana. Le prime informazioni che giungono dal ministero della Salute, riferiscono di migliaia di persone intrappolate sotto le macerie, mentre il vicepresidente Jusuf Kalla ha parlato di almeno 75 morti. L’unità di crisi indonesiana sostiene invece che i morti potrebbero essere più di mille. Da scuole, villaggi, strade e abitazioni, di ora in ora le notizie riferiscono di sempre maggiori devastazioni.
 
A Padang sono crollati un ospedale e diversi hotel ed è stato chiuso l’aeroporto. Intanto più a nord violente piogge e inondazioni hanno investito la Cambogia, dove, dopo aver seminato morte e distruzione nelle Filippine e in Vietnam, è giunto il ciclone Ketsana. I funzionari del governo locale e gli organismi internazionali sono al lavoro per prestare i primi soccorsi e accertare il numero delle vittime. Si contano a migliaia gli sfollati e a centinaia le abitazioni distrutte. Si susseguono le drammatiche testimonianze dei superstiti: «Ha distrutto il mio paese in un attimo», racconta un funzionario della polizia del distretto di Sandann.
 
«Le persone non potevano fuggire dalle case per il vento », aggiunge. Secondo il direttore del dipartimento di Meteorologia indonesiano i venti si starebbero attenuando. Colpito anche il vicino Laos, dove molti villaggi sono stati sommersi dalle onde. È probabilmente destinato ad aumentare anche il bilancio delle vittime dello tsunami che ha colpito le isole Samoa occidentali, quelle americane e Tonga. Per adesso i morti superano il centinaio. Fra loro, anche un bimbo britannico e una bimba australiana. L’ambasciatore italiano presso la Nuova Zelanda, Gioacchino Trizzino, ha assicurato che i 16 connazionali che stanno a Samoa sarebbero fuori pericolo. Ieri il Pacific tsunami center statunitense ha revocato l’allarme precedentemente diramato per le coste di Indonesia, India, Malaysia e Thailandia.
 
Il presidente Usa Barack Obama ha promesso una risposta «rapida e aggressiva» del suo governo allo tsunami che ha colpito le Samoa americane, territorio non incorporato, e gli arcipelaghi vicini nel sud Pacifico. A Bruxelles il dipartimento di Aiuti umanitari della Commissione europea ha deciso lo stanziamento di un primo aiuto d’emergenza di 150mila euro per le isole del Pacifico, affidando al Comitato della Croce rossa internazionale la gestione dei fondi. Aiuti a parte, l’Aosis, l’Alleanza dei piccoli Stati insulari, si sta battendo da tempo, anche in sede Onu, affinché i Paesi industrializzati taglino drasticamente le emissioni nocive. Le piccole isole, infatti, pur non contribuendo all’effetto serra, sono estremamente esposte ai disastri dovuti ai cambiamenti climatici. E anche alle catastrofi naturali.