Unione europea, l’ultimo attacco del presidente Klaus
DIRITTI. Il Trattato di Lisbona al vaglio della Corte costituzionale della Repubblica Ceca. Un disperato tentativo del leader euroscettico per frenare l’Europa. Intanto domani e venerdì si riuniranno i capi di Stato e di governo della Ue.
Le sorti dell’Unione europea si decidono in una cittadina dall’impronunciabile nome di Brno. È qui che ieri i 15 giudici della Corte costituzionale della Repubblica Ceca si sono riuniti per valutare la conformità del Trattato di Lisbona alla carta fondamentale del Paese, dopo il nuovo ricorso presentato da 17 senatori, tutti vicini all’euroscettico presidente Vaclav Klaus, che insistono sul rischio che la convenzione potrebbe dar vita a un super Stato capace di minare la sovranità di Praga. Un’ultima, disperata, opposizione del capo di Stato ceco per bloccare il Trattato a dispetto del favorevole voto del Parlamento e di tutte le raccomandazioni ricevute nei giorni scorsi dalla presidenza svedese.
Per Klaus infatti, l’unica possibilità di evitare la definitiva entrata in vigore del Trattato è quella di bloccarlo fino alla prossima primavera, quando la probabile vittoria dei conservatori inglesi potrebbe rafforzare in modo significativo la posizione di chi rema contro un’Europa unita. David Cameron, leader dei Tories, ha già annunciato che, se una volta al governo l’accordo di Lisbona non dovesse ancora essere entrato in vigore, il Trattato sarà sottoposto a un referendum popolare, che secondo molti analisti e commentatori politici si concluderebbe molto probabilmente con una vittoria degli euroscettici. Che dunque, quando sembravano ormai messi alle corde, potrebbero trovare nuovi spazi di manovra, anche grazie a un gruppo di deputati polacchi e alla loro minaccia di presentare ricorso alla Corte costituzionale contro la convenzione, nonostante la ratifica del presidente Lech Kaczynski lo scorso 10 ottobre.
Intanto, mentre si attende il giudizio di costituzionalità da parte della suprema corte ceca, che dovrebbe decidere il prossimo 3 novembre, nelle capitali europee si respira un’aria di moderato ottimismo. Nei giorni scorsi Klaus si è dichiarato «soddisfatto » dalle rassicurazioni ottenute dalla presidenza svedese in merito alle richieste di opt-out dalla Carta europea dei diritti fondamentali avanzata da Praga. Secondo un accordo di principio con Stoccolma, infatti, la Repubblica Ceca ha ottenuto una deroga che le permetterebbe di prevenire possibili richieste di risarcimento da parte dei discendenti dei tre milioni di tedeschi della regione dei Sudeti cacciati dalla Cecoslovacchia dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
In un comunicato dell’ufficio di presidenza, però, Praga ha sottolineato che ci sono ancora alcuni aspetti dell’intesa che devono essere rivisti, lasciando intendere che Klaus potrebbe alzare ulteriormente la posta. Intanto domani e venerdì i capi di Stato e di governo dell’Unione si riuniranno a Bruxelles. Tra i temi all’ordine del giorno quello delle numerose nomine europee, dall’alto rappresentante per la politica estera al presidente permanente del Consiglio europeo, passando per la nuova Commissione Barroso. Durante l’incontro si tenterà anche di trovare un accordo in vista della Conferenza sul clima di Copenaghen.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







