Uranio, il nemico è ovunque
URANIO IMPOVERITO – IL NEMICO INVISIBILE. L’uranio impoverito non uccide solo soldati in missione. A rischio anche chi vive vicino alle basi militari. E alle discariche abusive affondate dagli speculatori.
Se qualcuno di voi, leggendo storie sull’uranio impoverito, che riguardino luoghi e scenari di guerra lontano dalla nostra penisola, si fosse sentito al sicuro, è in grave errore. Problemi a causa dell’uranio ce ne sono un po’ ovunque. Che sia sotto casa, se viviamo nelle vicinanze di un poligono di tiro, o si tratti di cibo pescato in un mare sorvolato da aerei da guerra, poco cambia. Gravi problemi di inquinamento sono emersi sulla base di dichiarazioni rese da personale militare impegnato nel brillamento di bombe gettate in mare dagli aerei Nato, di ritorno nella base di Aviano dalle operazioni nei Balcani.
Stessa situazione si è verificata in Puglia, al rientro di aerei nella base di Gioia del Colle. E' accaduto, poi, che il personale coinvolto in queste operazioni si sia gravemente ammalato, presumibilmente per gli effetti nocivi delle armi stesse. Quelle dichiarazioni hanno trovato ulteriore conferma, quando alcune di quelle bombe sono rimaste impigliate nelle reti dei pescatori. Sulla questione, la Uil-Puglia, ha promosso un’azione giuridica nei riguardi del ministero della Difesa, per “danno ambientale”. Recentemente, però, la causa è stata archiviata per impossibilità di dimostrare il legame di certezza tra causa e effetto.
Lo stesso problema ambientale si presenta, in forma anche più grave, nelle aree a mare di alcuni poligoni. A Salto di Quirra, ad esempio, 50 chilometri del poligono sono in mare. Lo stesso vale per il poligono di Nettuno, litorale a sud di Roma. «Posso garantire che non c’è alcun legame fra le morti per leucemia e i proiettili all’uranio impoverito», dichiarava in un’intervista a Radio24 il 19 dicembre del 2000, il generale Carlo Cabigiosu, comandante della Kfor ( forza multilaterale) in Kossovo, a proposito delle presunte morti di soldati italiani causate da proiettili all’uranio impoverito. «Qui ci sono soldati di 39 nazioni diverse - precisava il generale - e l’Italia è l’unica nazione che dà tanto rilievo all’uranio impoverito». Nessun pericolo, quindi, per i militari, per la popolazione civile, né per l’agricoltura.
A tranquillizzare tutti anche Vittorio Sabbatini, capo ufficio nucleare del Cisam (Centro interforze studi e applicazioni militari), che pochi giorni dopo riferiva: «Le armi utilizzate durante la guerra dagli Stati Uniti non rappresentano un pericolo. All’interno di ciascun proiettile ci sono 300 grammi di uranio impoverito. Tenere uno di questi proiettili sul comodino per una settimana, avrebbe sul fisico un effetto equivalente a una lastra». Peccato, però, che se da una parte ci si adoperi per minimizzare, dall’altra si metta in moto una complessa macchina di controlli e involontarie ammissioni. Smentendo sia Cabigiosu che Sabbatini, ad agosto 2004, l’allora ministro della Salute, Girolamo Sirchia, emette un decreto che stabilisce severissimi controlli su tutti i prodotti alimentari che provengano da Bosnia e Kosovo. L’attenzione è soprattutto su: funghi, cereali, vegetali, prodotti lattiero caseari e prodotto ittici.
Mancano solo le carni, ma è perché non esiste importazione di carne da quelle zone. Il decreto è un esplicito riconoscimento che l’uranio impoverito può “avvelenare” la catena alimentare, provocando gravi danni alla salute. Infine, nella legge finanziaria del 2008, compare una norma inquietante per chiarezza e crudezza: ai commi 78 e 79 si legge: «Patologie da uranio impoverito». Dieci milioni di euro per ogni anno (triennio 2008-2010) per i danni a militari e civili colpiti da tumori per uranio impoverito o nano particelle. La disciplina sarà prevista in un regolamento ministeriale. Come sempre, i riflettori sono tutti accesi sul Cunsky, il relitto carico di fusti radioattivi, sepolto nel mare di Cetraro e sono spenti su altri inquinamenti altrettanto gravi, se non di più. Forse non è facile controllare preventivamente azioni irresponsabili e delittuose come quella della nave russa, ma evitare che si scarichino consapevolmente a mare armi all’uranio, questo forse sì.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







