Veleni e silenzi di Stato. Così le navi continuano a uccidere

Vincenzo Mulè

RIFIUTI A venti giorni dalla scoperta del primo relitto nei fondali di Cetraro, il ministero dell’Ambiente brilla per il silenzio. Wwf e una mozione bipartisan chiedono al governo un cambio di marcia: «è un’emergenza nazionale».

Un errore di circa 350 metri. Grazie al quale è stato possibile riaprire il caso della nave dei veleni. Sono infatti 0,2 le miglia marine che separano il punto del fondale dove è stata rinvenuta quella che sembra essere la Cunsky dalle acque internazionali. Secondo le inchieste della magistratura e le testimonianze raccolte dalla commissione parlamentare sul Ciclo dei rifiuti, quella ritrovata a metà settembre sarebbe solo una delle molteplici navi inabissate dai trafficanti internazionali di rifiuti tossici tra gli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta. Alla fine della fiera, quindi, occorrerà ringraziare la valutazione sbagliata del pentito Francesco Fonti, che si è autoaccusato dell’inabissamento e che ha permesso alla Procura di Paola di tornare ad occuparsi di un caso sul quale le associazioni ambientaliste conducono battaglie da 15 anni.
 
Una catastrofe ambientale alla quale il governo ancora non ha dato risposte convincenti. Sono ormai passati venti giorni dal ritrovamento del relitto e tutto, o quasi, è rimasto come prima. E questo, nonostante sia stato confermato che i fusti filmati nei fondali di Cetraro erano utilizzati per il trasporto di materiale tossico. «È mai possibile che la presidenza del Consiglio non intervenga in presenza di una nave dal contenuto radioattivo nelle nostre acque?» domanda in maniera provocatoria l’Assessore all’ambiente della Calabria Silvio Greco. Ieri, intanto, il Wwf ha chiesto un’azione straordinaria del governo, con la nomina di un commissario delegato alla individuazione, messa in sicurezza, e la bonifica, laddove possibile, dei relitti delle “navi a perdere” con il relativo primo stanziamento di fondi per le ricerche.
 
Nelle stesse ore, alla Camera, veniva presentata una mozione bipartisan (primi firmatari Ermete Realacci, Fabio Granata, Luca Barbareschi e Raffaella Mariani) nella quale si impegna il gover- no a istituire una task force per affrontare quello che Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente ha definito «un evento unico al mondo» e a chiedere anche l’intervento degli organismi internazionali, in particolare dell’Unione europea e delle Nazioni Unite. «Aspetteremo la scadenza della settimana - ha aggiunto Greco - e se ancora non avremo avuto nessuna risposta concreta dal governo alle nostre richieste, mi recherò personalmente a Bruxelles per chiedere l’intervento sulla vicenda del Parlamento europeo». Che la questione travalichi le competenze nazionali è ormai un dato di fatto.
 
A conferma di ciò, in questi giorni al Wwf è arrivata una richiesta di documentazione storica da parte dell’Alto commissariato Onu sui Diritti umani. Si sospettano inabissamenti anche in acque straniere come le coste dell’Africa e il coinvolgimento di faccendieri internazionali. Del resto, i verbali che riportano le dicharazioni del pentito Francesco Fonti confermano che la ’ndrangheta smaltiva i rifiuti tossici della Norvegia. Come se non bastasse, fu lo tsunami del dicembre del 2004 a far riaffiorare sulle coste della Somalia ingenti quantità di rifiuti tossici, alcuni dei quali di tipo radioattivo, di provenienza presumibilmente in gran parte europea e sepolti da tempo nell’oceano Indiano.
 
A lanciare l’allarme sugli affondamenti sospetti delle navi è stata anche la società assicurativa dei Lloyd’s di Londra, che ha posto sotto la lente d’ingrandimento 25 casi di inabissamenti sospetti avvenuti nel Mediterraneo. Una pratica, quella dell’inabissamento dei rifiuti, dura a morire. Secondo le denunce lanciate da Legambiente e dagli ambientalisti tedeschi della nave Thales, lo scorso luglio a largo dell’isola d’Elba una portacontainer maltese - la Toscana - avrebbe gettato in mare dei fusti. Le operazione sarebbero avvenute al largo di Marciana Marina. Al momento in cui l’equipaggio della Toscana si è visto scoperto, ha cambiato rotta, tentando di speronare la nave degli ambientalisti.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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