Verdi, l’ecologismo è giunto a un bivio

Valerio Ceva Grimaldi
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POLITICA Tre mozioni si sfidano su Sinistra e libertà. Grazia Francescato: «Non ci sciogliamo. Più forti con l’unità». Paolo Galletti: «Gli ecovirtuosi non sono più rappresentati».

Il trentesimo congresso dei Verdi si apre con un inatteso protagonista: un blackout elettrico. Ma se il buio delle lampade è durato poco, quello metaforico che avvolge il futuro dei Verdi nostrani avrà bisogno di qualche ora in più per diradarsi. E c’è mancato poco che si accendessero subito le polveri: la minoranza ha minacciato di impedire l’inizio dei lavori, contestando l’annullamento di alcuni delegati. La mediazione raggiunta è che se ne riparlerà stanotte in una riunione straordinaria del comitato di garanzia.
 
E così il congresso ha potuto avere inizio. A Fiuggi, intanto, sono previsti cinquecento delegati in rappresentanza di oltre 21mila iscritti. Inoltre delegazioni dei Verdi europei, Pdci, Prc, Cgil, Vas, Wwf, Legambiente, animalisti. Questo l’ampio parterre chiamato a raccolta al Palaterme di Fiuggi. Il nodo politico principale è la partecipazione al progetto di Sinistra libertà ed ecologia (come richiesto dai sottoscrittori della mozione di maggioranza “Il nostro futuro”) o seguire un percorso autonomo (come richiesto dalla mozione “Il coraggio di osare”).
 
A cui se ne aggiunge una terza (“Dal territorio: nuovi Verdi e nuovo Ulivo, per un centrosinistra vincente”). Il rischio paventato di una fine dei Verdi è però smentito seccamente dalla portavoce uscente Grazia Francescato. «Lo scioglimento del partito non è all’ordine del giorno». Sinistra e libertà, dunque, come approdo “pragmaticamente” naturale. «Troppi Verdi - dice - hanno perso quella bella tensione etica e culturale che ci faceva diversi. Ecco perché dubito che in queste condizioni i Verdi possano puntare a essere il fulcro di una vasta aggregazione di ecologisti, desiderosi di dar vita a un soggetto autonomo».
 
Ma è proprio la collocazione in uno schema di sinistra che non trova d’accordo rappresentanti come Paolo Galletti, ex deputato, tra i fondatori dei Verdi e ora consigliere federale nazionale. «In Italia - spiega - ci sono minoranze consistenti che adottano dei comportamenti ecovirtuosi: si spostano con i mezzi pubblici, mangiano biologico, risparmiano energia, si curano con le medicine non convenzionali. Questo mondo, ora, non ha più rappresentanza». E le preoccupazioni ritornano al punto nodale: da soli o in un progetto più ampio?
 
«Credo che gli anni 70 abbiano esaurito la vitalità della sinistra. Ora bisogna andare oltre le ideologie e un’idea di mera testimonianza. La questione ecologica, rispetto alla sinistra, è un’altra cosa. Credo sia un errore infilarsi in un progetto come Sinistra e libertà, dopo i fallimenti del Girasole e della Sinistra arcobaleno. È un po’ come mettere il vino nuovo nelle otri vecchie». Ancor più esplicito Gianfranco Bettin, sociologo, già prosindaco di Venezia e ora consigliere regionale in Veneto: «L’ecologismo è più grande della sinistra. Spero che qualsiasi alleanza faremo non umili questo fondamentale spazio. È proprio l’ecologismo che è in grado di riabilitare la sinistra, non il contrario». Dopo la relazione della portavoce uscente, oggi il congresso entrerà nel vivo con lo scontro sulle mozioni e il voto per il nuovo presidente.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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