Waziristan, la rischiosa offensiva di Islamabad

Paolo Tosatti
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PAKISTAN. Doppio attentato suicida nella capitale: 7 i morti e una trentina i feriti. I ribelli riconquistano la cittadina di Kotkai, mentre sale a 90 il numero dei militanti uccisi. Intanto l’Afghanistan si prepara al ballottaggio per eleggere il presidente.

 Benzina sul fuoco. O meglio, cemento che compatta il muro di resistenza eretto contro il nemico. Appena al suo quarto giorno, l’offensiva lanciata dall’esercito pachistano nel sud del Waziristan ha già determinato un coordinamento dei talebani della regione per far fronte agli attacchi di Islamabad. Secondo quanto riferito dalla tv araba al Jazeera, infatti, il mullah Sanghin, noto capo talebano dell’Afghanistan, avrebbe attraversato la frontiera per dare man forte ai guerriglieri ribelli, accompagnato da un gruppo di 1.500 uomini pronti a schierarsi al fianco degli uomini di Hakimullah Mehsud, attuale comandante dei combattenti islamici del Pakistan. 

Nella mattina di ieri, intanto, un gruppo di talebani ha attaccato l’esercito e ripreso il controllo della cittadina di Kotkai, avamposto strategico conquistato dalle forze governative nei giorni scorsi. I militari avrebbero ucciso altri 12 militanti, portando a 90 il numero totale dei ribelli caduti da sabato scorso, mentre sarebbero 13 i soldati morti. Sempre in mattinata 7 persone hanno perso la vita e una trentina sono rimaste ferite in un doppio attacco kamikaze nell’università islamica della capitale Islamabad. Due attentatori si sono fatti esplodere quasi simultaneamente, uno nella sezione maschile della facoltà di sharia, e l’altro nella caffetteria della zona femminile.

Gli scontri degli ultimi giorni per il controllo della regione rappresentano un banco di prova per il governo di Asif Alì Zardari, che dovrà dimostrare alla popolazione e all’alleato americano di essere in grado di sconfiggere i ribelli che nell’ultimo periodo hanno messo a segno una serie di attacchi in diverse zone del Paese. Le numerose offensive precedenti contro i militanti della cintura tribale hanno avuto un successo limitato, sono costate la vita a oltre 2.000 soldati e sono terminate generalmente con accordi di pace che, secondo gli esperti, hanno dato ai ribelli la possibilità di un riarmo. Il recente abbandono dei pattugliamenti della zona di confine con l’Afghanistan da parte dell’esercito Usa ostacola i propositi di Islamabad, facilitando lo spostamento dei ribelli attraverso la frontiera.

Ulteriore fattore di complicazione per gli equilibri della regione è poi rappresentato dalla decisione presa ieri dalla Commissione elettorale indipendente dell’Afghanistan di convocare un ballottaggio per le presidenziali per il 7 novembre. Una nuova votazione stabilita alla luce del riconteggio delle schede da parte della Commissione per i reclami dell’Onu, che ha assegnato al presidente uscente Hamid Karzai il 49,67 per cento delle preferenze, non sufficienti per essere eletto al primo turno. Così, all’incertezza sulle effettive possibilità da parte di Islamabad di far fronte alla minaccia telebana, si aggiunge adesso quella circa le sorti del governo di Kabul. Con un’unica sicurezza: sradicare i guerriglieri del Waziristan non sarà facile.

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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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