«E’ tutto da Praga, linea allo studio»

Paolo Hutter
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ANNIVERSARIO. Diario del novembre 1989, all’epoca della pacifica e irresistibile “rivoluzione di velluto” «Viva Dubcek», grida la folla. Bella rivincita per il vecchio leader, l’unico a parlare di rinnovamento del socialismo.

La foto che ho ritrovato l’avevo scattata il 26 novembre 1989 a Praga, sul balcone di una casa affacciata sull’immensa folla che manifestava in piazza Letna per la fine del regime e per la democrazia. Un ragazzino biondo con la bandierina cecoslovacca, illuminato dalla luce bassa del tramonto, uno sguardo sereno da saggio. «La Polonia ci ha messo dieci anni, l’Ungheria dieci mesi, la Germania Est dieci settimane, la Cecoslovacchia dieci giorni», diceva un cartello. Quasi un’insurrezione, pacifica e irresistibile, la “rivoluzione di velluto” a cui ho avuto la fortuna di assistere. Ecco alcuni passaggi delle mie corrispondenze di quei giorni per Radio Popolare.
 
Venerdì 24 novembre
Il Comitato centrale del Partito comunista è riunito a parecchi chilometri dal centro di Praga, che invece è in mano ai dimostranti, agli studenti, al Foro civico. Mi han portato in macchina davanti alla sede del Cc dove, mentre cominciava a nevicare, una dimostrazione spontanea è stata abortita dagli stessi studenti, che hanno invitato la gente ad andarsene per evitare provocazioni. Comunque, quasi tutte le auto passavano davanti alla sede del Cc strombazzando e sventolando la bandiera nazionale. è stato il pomeriggio di Dubcek in piazza Venceslao gremita fino all’inverosimile, io stesso ho rischiato più volte di essere schiacciato. Il vecchio leader della Primavera di Praga del ’68 ( stroncata poi dai sovietici) si è preso una bella rivincita in questo bagno di folla, parlando con grinta di rinnovamento del socialismo. è stato l’unico a usare questo termine, facendo la parte del rappresentante della Slovacchia, di Bratislava, mentre a Praga il movimento è rappresentato dal Foro civico e da Vaclav Havel (il drammaturgo che è stato in carcere per il suo dissenso). «Viva Dubcek» e «Viva Havel», gridava la folla che in genere gridava “Viva” a seconda degli interventi. Viva gli studenti, viva gli operai, ma anche viva al capitano della squadra di calcio, al cantante rock numero uno, alla campionessa di ginnastica che hanno parlato in questo raduno quotidiano che diventa sempre più nazional popolare. Con anche il canto dell’inno nazionale. Praga si riempie di simboli e gesti a noi sconosciuti. Si vedono orologi pubblici fermi alle dodici meno cinque perché vuol dire “è l’ultima occasione”. L’albero di Natale in piazza Venceslao si riempie di pacchi finti con su scritto “Dimissioni”. Nella piazza gremita, a un certo punto tutti hanno fatto tintinnare le chiavi, il che significa che suona la campana d’uscita per la vecchia dirigenza. Poco dopo è arrivata la notizia delle dimissioni di Milos Jakes e di tutto il presidium del Pc.
 
Sabato 25 novembre
Non erano solo di Praga i cittadini di tutte le età che hanno partecipato a questo immenso raduno che, come previsto, è stato il più grande, dopo una settimana in cui ci si trovava tutti i giorni in piazza Venceslao. Una manifestazione ancora di lotta, ma già di trionfo. Si è aperta con la notizia delle dimissioni dell’odiato capo del partito di Praga, Stepan. A metà è arrivata la notizia che improvvisamente televisione e radio stavano dando la diretta, si è chiusa con la notizia delle dimissioni del direttore della radio. è stato quasi uno spettacolo, interventi politici brevi si alternavano a testimonianze e a canzoni, la gente non solo applaudiva, sventola va bandiere nazionali, gridava “Svobodu” (libertà), gridava “viva” e “abbasso” vari personaggi, cantava in coro, ma a un certo punto si è messa anche a saltellare. Lo stesso Dubcek non aveva forse mai parlato davanti a tanta gente, neanche nel ’68. Col suo modo di fare piuttosto mite è stato in sostanza molto duro, esigendo un immediato riconoscimento ufficiale della Primavera di Praga e condanna dell’invasione. Altrimenti considereremo il nuovo Politburo alla stregua del precedente. Vaclav Havel ha concluso annunciando per domani, domenica, un nuovo meeting in questa enorme piazza Letna, e annunciando che sarà teletrasmesso.
 
Notte tra il 25 e il 26 novembre
Praga non è sola come temevano gli studenti e gli artisti iniziatori del movimento. Ieri ci sono state grandi manifestazioni in tutte le città. La televisione non è più uno strumento di normalizzazione. Da poche ore è esplosa in ore e ore di dirette, interviste, dibattiti, ormai dalla parte del popolo che manifesta. Il primo ministro dialogatore Adamec non è stato emarginato dal nuovo Politburo, è lui che ha rifiutato di entrarci. Lo sciopero generale di due ore di lunedì non è più un azzardo ma una realtà a cui aderiscono persino sezioni di fabbrica del Partito comunista. Tutti o quasi gli oppositori che erano in prigione sono stati rilasciati. Nella notte tranquilla e fredda di Praga le facoltà occupate erano accese e vive come le candele che ricordano sotto le statue del centro la resistenza studentesca alla polizia.
 
Domenica 26 novembre
Una folla nuovamente immensa nella Letenska Platz, in un gelido e scuro pomeriggio di domenica ha ribadito la decisione dello sciopero generale. Havel ha detto che lo sciopero sarà fatto in maniera responsabile perché stiamo cominciando a sentire che il destino del Paese è nelle nostre mani. A questo punto è stato presentato il primo ministro Adamec, un colpo di scena, il primo ministro che va alla manifestazione del Foro civico. La gente lo ha applaudito, ma quando Adamec ha cominciato a dire che occorre il dialogo, che lascino perdere lo sciopero, lo hanno fischiato. Adamec diceva: «Scioperate solo due minuti»; e la gente rispondeva: «è troppo poco è troppo poco».
 
Lunedì 27 novembre
Ancora a tarda notte gli studenti diffondevano volantini e giornali autoprodotti, tra i quali un tenero «buon sessantottesimo compleanno a Dubcek». Lo sciopero era indetto dalle 12 alle 14 ma già mezzora prima piazza Venceslao era piena di gente. La sensazione è che lo sciopero in qualche modo è stato fatto dappertutto, i tram andavano solo perché gli era sta rito chiesto di andare, il metrò è ripartito alle due, i negozi erano tutti chiusi e pieni di cartelli. I cortei spontanei affluiti in centro erano di lavoratori, impiegati, operai che portavano cartelli e striscioni con i nomi della loro ditta. Arrivavano gridando “Viva gli studenti”. «Fine del monopolio di un solo partito», dice l’unico manifesto stampato per lo sciopero. Più che una richiesta sembra un annuncio. Gli orologi della piazza, simbolicamente fermi da giorni alle dodici meno cinque, sono stati rimessi in moto da mano misteriosa e geniale, come dire che l’occasione è stata colta, che la storia si è rimessa in moto. Sono passati solo dieci giorni da quel 17 novembre in cui la polizia ha caricato gli studenti. I dieci giorni che sconvolsero la Cecoslovacchia.
 
Martedì 28 novembre
La notizia del giorno ce l’hanno data in diretta gli studenti di Praga che parlano italiano che stavamo intervistando. Il governo, dopo due ore di incontro col Foro civico ha deciso di proporre al Parlamento, che si riunisce domani in seduta straordinaria, l’abrogazione degli articoli della Costituzione che garantivano la supremazia del Partito comunista. Con questa semplice operazione cambia il sistema politico cecoslovacco. In aggiunta le delegazioni hanno concordato che verrà immediatamente abolito l’insegnamento del marxismo leninismo dalle scuole. Alla conferenza stampa delle sei del pomeriggio del Foro civico al teatro Lanterna Magica, Havel dice ai giornalisti: «Dopo vent’anni senza tempo adesso è tutto così veloce, cercate di capirci, non offendetevi quando non avete risposte: non abbiamo ancora deciso tutto, decidiamo mano a mano. Dato che stiamo facendo la rivoluzione non possiamo passare il tempo a parlare ai giornalisti, altrimenti non facciamo più la rivoluzione».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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