Calabria avvelenata il caso non è chiuso
LIBRI. “Le navi dei veleni”: instant book dei giornalisti Massimo Clausi e Roberto Grandinetti sul mare radioattivo calabrese.
«Attorno al mare radioattivo calabrese girano pure alcune leggende, ad ulteriore testimonianza di come da queste parti di fusti e navi inabissate si è sempre parlato». Scrivono così i giornalisti Massimo Clausi e Roberto Grandinetti presenti in libreria con l’instant book “Le navi dei veleni” edito da Rubbettino. Nel libro, presentato ieri a Cosenza, i due giornalisti analizzano da esperti cronisti la storia dei rifiuti inabissati ricostruendo i percorsi che hanno seguito le varie indagini giudiziarie. Un documento fondamentale che mette in luce tutta la vicenda, comprendendo una forte denuncia per ciò che non si è fatto nel nostro Paese partendo dal 1987 quando «fu di fatto sancito l’abbandono da parte dell’Italia al nucleare e, nonostante il referendum, non siamo una Nazione denuclearizzata ». Non solo centrali, ma rifiuti radioattivi prodotti dagli ospedali e migliaia di metri cubi di scorie provenienti dalle centrali disattivate.
E il problema si complica ancor di più quando compaiono nomi come l’ingegnere lombardo Giorgio Comerio, il pentito Francesco Fonti, Angelo Chimiento ma soprattutto tre eroi dei giorni nostri “ricercatori di verità”, Natale De Grazia, Miran Hrovatin ed Ilaria Alpi. E poi ci sono loro, le navi: la Rigel, la Jolly Rosso, la Cunsky e tutte quelle di cui ancora non si conosce il nome e che giacciono con il loro carico sui fondali del Mediterraneo. Eppure c’è ancora chi sostiene che i fusti a perdere e le navi a picco siano riconducibili a vecchi relitti bellici, divenuti tranquille dimore per flora e fauna marina. Quasi una provocazione!
E qui arrivano Clausi e Grandinetti con il loro istant-book. I giornalisti riportano dettagliatamente tutta la vicenda senza però entrare con commenti e trarre conclusioni. Un finale aperto che si arricchisce giorno dopo giorno di nuovi elementi come quelli forniti dai dubbi del giudice Francesco Neri, il primo che si occupò delle navi a perdere, il quale ha dichiarato: «Noi accertammo l’esistenza di 27 relitti. La ricerca deve continuare». Le navi dei veleni di Massimo Clausi e Roberto Grandinetti, giornalisti de il Quotidiano della Calabria che hanno seguito l’intricata vicenda, arriva in libreria per offrire un valido contributo affinché si chiarisca il capitolo storico e si apra, finalmente, quello della verità.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







