Campania, è scoppiata la psicosi «Bisogna vaccinare i bambini»
INFLUENZA A. L’assessore regionale alla Sanità ha chiesto aiuto al governo. Il rischio è che la situazione possa sfuggire di mano. Ma per il primario infettivologo del Cotugno «nonostante la carenza di vaccini, bisogna evitare il panico».
Oreste Perrella è il primario infettivologo dell’Azienda ospedaliera Domenico Cotugno di Napoli. In Campania, dopo il nono decesso, è scoppiata la psicosi. L’assessore regionale alla Sanità, Mario Luigi Santangelo, due giorni fa si era rivolto al governo, chiedendo l’invio in Regione di un esperto epidemiologo in grado di affiancare le strutture dell’assessorato per collaborare nel monitoraggio epidemiologico della pandemia. Il rischio è che la situazione possa sfuggire di mano. Molti sindaci campani vogliono chiudere le scuole, mentre i pronto soccorso sono stati presi d’assalto. Tra questi quello del Cotugno, ospedale di riferimento per l’influenza A, ma anche del Santobono: nel nosocomio pediatrico soltanto il 2 novembre sono state fatte 400 visite in 24 ore.
Qual è la reale situazione in Campania?
Per rispondere bisognerebbe conoscere con esattezza i dati epidemiologici. Molti ancora non sono stati notificati. Tuttavia in Campania c’è un trend epidemiologico che è il triplo rispetto a quello delle altre regioni. I provvedimenti devono quindi maturare in relazione alle reali necessità.
Quindi cosa bisogna fare?
Potenziare la vaccinazione e invogliare le persone a farla. Per motivi a me sconosciuti come medico e immunologo, per qualche motivo le persone non la fanno. È una cosa che non riesco a giustificare. Malattie storiche come il vaiolo o l’epatite b, sono state fortemente limitate, se non debellate, proprio grazie al vaccino.
I bambini sono i più a rischio?
Sicuramente sono una categoria da vaccinare, soprattutto in Campania. In questa regione, infatti, sono loro in proporzione la maggior parte della popolazione. E quindi i vettori maggiori dell’influenza.
C’è carenza di vaccini?
Indipendentemente dai ritardi nella consegna i vaccini bastano solo per il 15-20 per cento della popolazione. Per diventare molto efficace qualsiasi vaccinazione deve invece riguardare almeno l’80 per cento.
Altrimenti?
Il rischio è che non serva quasi a nulla. La percentuale attuale è molto bassa rispetto alle esigenze.
La prevenzione sta funzionando?
Abbiamo realizzato e distribuito due opuscoli, un terzo è in preparazione, con descrizioni anche iconografiche su due cose da controllare: la tosse e il corretto lavaggio delle mani.
E nel caso si manifestassero i sintomi?
Bisogna interpellare, sempre e solo, il proprio medico. Deve essere solo lui a valutare in base ai sintomi se fare o meno il test.
Quindi niente pronto soccorso?
Le persone non possono recarsi di loro iniziativa in ospedale, per fare un test. Deve esserci un filtro. Altrimenti rischiamo di far saturare la capacità di intervento di quella struttura sanitaria.
E sta succedendo?
Al Cotugno sicuramente sì. Il problema è che la nostra popolazione non ha una cultura medica. Scoppia subito il panico.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







