Cucchi e i soliti sospetti

Rossella Anitori

CARCERE. Ogni anno nei penitenziari italiani muoiono in media 150 detenuti. Spesso sono decessi naturali per “cause da accertare” o suicidi.

Il caso Cucchi non è isolato. Di carcere si muore tutti i giorni e spesso le circostanze del decesso non appaiono chiare, le versioni ufficiali non corrispondono alla verità o la raccontano parzialmente. Morti per “infarto” con la testa spaccata o “suicidi” con il corpo ricoperto di ematomi, costole spezzate, lesioni ed emorragie interne. È quanto emerge dalle cronache, dalle perizie e dalle fotografie nei casi in cui è stato possibile documentare.
 
Stefano Cucchi non è che l’ultima vittima di   un sistema tristemente noto. Per mantenere costante la riflessione sul tema, i Radicali italiani, in occasione dell’VIII Congresso del partito che si apre oggi a Chianciano Terme, hanno deciso di dedicare alla questione un’attenzione particolare. All’evento parteciperà anche Rudra Bianzino, figlio di Aldo, morto nel 2007 nel carcere di Perugia in circostanze oscure, due giorni dopo l’arresto avvenuto in seguito al ritrovamento di alcune piante di marijuana in casa sua. Sulla vicenda le indagini sono ancora in corso.
 
Ogni anno nei penitenziari italiani muoiono in media 150 detenuti. Spesso sono decessi naturali per “cause da accertare” o suicidi. Il centro studi Ristretti orizzonti ha raccolto le storie di centinaia di incarcerati, citando fonti, luoghi, nomi e circostanze. Tra le vicende riportate c’è quella di Mauro Fedele, morto a 33 anni nel carcere di Cuneo il 30 giugno 2002. La versione ufficiale parla di «arresto cardiocircolatorio », ma Giuseppe, il padre di Mauro, sostiene che il figlio sia deceduto in seguito a un pe staggio e accusa gli agenti di custodia di omicidio.
 
«Il corpo di Mauro - afferma - era pieno di lividi. Aveva la testa fasciata e segni blu su collo, sul petto, sui fianchi e all’interno delle cosce. È chiaro che lo hanno riempito di botte e che è morto per questo». Dubbi anche sul decesso di Raffaele Montella, avvenuto nel carcere di Poggioreale il 30 gennaio del 2002. L’uomo, 40 anni, in attesa di giudizio per reati di droga, si sarebbe impiccato a due giorni dal suo arrivo in prigione. Era agli arresti domiciliari, ma era finito nuovamente in carcere perché si era allontanato dalla sua abitazione. I parenti non credono, però, al suicidio. Prima di tornate dietro le sbarre, Montella avrebbe detto: «Se torno in cella mi ammazzano».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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