Danni ad aria, acqua e suolo. Tutte le mappe sono online
TECNOLOGIE La Commissione e l’Agenzia Ue dell’Ambiente varano l’E-Prtr, il registro delle fonti inquinanti consultabile in Rete. Con le precise indicazioni georeferenziate si possono conoscere le zone più compromesse e quelle più in pericolo
Il supercervellone per la protezione dell’ambiente al via. La Commissione europea e l’Agenzia europea dell’ambiente hanno, infatti, appena inaugurato l’E-Prtr. Si tratta dello “European pollutant release and transfer register”, il registro europeo per le emissioni e i trasferimenti di inquinanti che, nonostante l’acronimo cacofonico, è destinato a dare una svolta alla mappatura dei rischi ambientali, con grande beneficio di tutti i cittadini dell’Unione. L’E-Prtr (http://prtr.ec.europa.eu/) offre, quindi, una mappatura georeferenziata non solo sui luoghi dove nasce l’inquinamento, ma descrive anche la tracciabilità dei suoi spostamenti. Cosa importantissima per permettere ai cittadini di mobilitarsi a difesa del territorio e della salute. I fumi, d’altronde, sono molto mobili: e può accadere che il costo ambientale maggiore di un fumo prodotto a Milano ricada su Brescia, ad esempio. La schedatura dell’inquinamento sembrerebbe completa. Il registro, infatti, contiene informazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, rilasciate dalle industrie in tutta Europa. Vi figurano i dati annuali relativi a 91 sostanze e ad oltre 24mila complessi operanti in 65 attività economiche. Con l’E-Prtr è possibile conoscere anche la quantità e il tipo di rifiuti trasferiti negli impianti preposti al loro trattamento, sia all’interno che al di fuori di ciascun Paese.
Questo genere di funzionalità permetterà, quindi, di esercitare un maggiore controllo sulle movimentazioni di rifiuti, giacché è cosa ormai nota che il business delle ecomafie rappresenti un settore in crescita nella filiera del malaffare. E l’Italia, fra l’altro, è un Paese funestato dagli sversamenti abusivi. è importante notare come l’EPrtr sia stato pensato non solo per i tecnici. Il commissario per l’Ambiente Stavros Dimas ha, infatti, dichiarato: «La trasparenza è uno strumento di vitale importanza per migliorare l’ambiente. L’istituzione di questo registro permetterà ai cittadini di accedere direttamente alle informazioni sulle emissioni rilasciate dai complessi in dustriali in tutta Europa e li aiuterà a partecipare in prima persona alle decisioni che si ripercuotono sull’ambiente. è segno della reale volontà delle autorità pubbliche e del settore di divulgare le informazioni ai cittadini e assumere una maggiore apertura». L’E-Prtr, comunque, per funzionare ha bisogno della collaborazione di tutti. In primis delle imprese, che forniscono i dati alle autorità nazionali competenti. Nel caso dell’Italia all’Apat. In secundis, è fondamentale il ruolo di monitoraggio degli Stati nazionali che devono verificare la bontà dei dati e spedirli a Bruxelles. Terra ha testato il nuovo sito e, per ora, è confermata la piena operabilità. L’E-Prtr contiene dati sui quali comunità e politica dovranno riflettere. Nella produzione di gas serra come il metano, ad esempio, il 99,2% proviene dalle discariche localizzate soprattutto in Piemonte, Liguria e Lombardia.
Cuore industriale del Paese, il Nord è particolarmente colpito da vari tipi di emissioni inquinanti. Lì si concentra, secondo quanto riferito sul sito, l’avvelenamento dell’ambiente, soprattutto fra Milano e la prima padana: Cremona e Piacenza. Serissima, ovviamente anche la situazione intorno a Torino, Genova, lungo la Via Emilia, e nella pianura fra Brescia e Verona. Su scala europea, gas serra, pesticidi e metalli pesanti rappre rappresentano le fonti più inquinanti. Nel nostro Paese è sempre il settore chimico ad essere maggiormente impattante, soprattutto al Nord; il Centro è colpito anche dalle attività inquinanti dell’industria alimentare, mentre al Sud concerie e centrali elettriche rappresentano la principale fonte di inquinamento “legale”. Le informazioni del registro, per ora, elaborano i dati delle industrie relative solo al 2007. I dati, inoltre, coprono il 30% delle emissioni totali di ossidi di azoto (NOx), ovvero la maggior parte delle emissioni provenienti da tutte le fonti tranne i mezzi di trasporto, e il 76% delle emissioni totali di ossidi di zolfo (SOx).
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







