De Chirico, noir del Novecento

Diego Carmignani
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LIBRI. Un magnifico e cupo graphic novel racconta la gioventù inquieta del padre della pittura metafisica.

Un ventenne Giorgio De Chirico seduto su una panchina davanti alla basilica di Santa Croce a Firenze prende appunti e mette su carta sensazioni e malesseri di un ragazzo del 1910, alle soglie della Prima guerra mondiale: ombre e luci, umanità e palazzi, prospettive audaci e vertigini inedite. Il morbo metafisico, che non lo lascerà per il resto della vita, lo sta già contagiando. Così, febbrilmente, ci si addentra nel volume Interno metafisico con biscotti (Coconino press, 128 pagine, 16 euro), opera di Sebastiano Vilella, cinquantenne illustratore e fumettista barese che sceglie tinte grigie e chiave onirica per raccontare la stagione d’oro delle avanguardie e, contemporaneamente, le cronache dell’esistenza di De Chirico, ispirandosi liberamente ad alcuni episodi delle Memorie della mia vita, pubblicate dallo stesso artista.

Rendendo conto della genesi e dell’evoluzione del patrimonio visionario dechirichiano, Vilella compie, tavola dopo tavola, un autorevole esercizio di stile e un omaggio reale e composto al genio italiano. Testimonianza nero su bianco di come le sue intuizioni non finiscano di influenzare l’espressività moderna, e non solo in campo pittorico.

Da Welles a Mattotti, da Bergman a Battaglia, come sottolinea l’autore nella postfazione di questo atipico graphic novel. L’aderenza con l’estetica di De Chirico è data da citazioni, vie di fuga e scelte di “inquadratura” sparse per l’opera, ma anche dal registro scelto per narrare la gioventù del pittore: una vicenda biografica sospesa tra noir e fantasia. Gli anni della formazione, la frequentazione del circolo di Apollinaire, la fama e le sconfitte. Presenza fissa, un umbratile detective che lo pedina e rileva nei suoi quadri le prove di delitti che poi si verificano. Misteri ed enigmi irrisolti, fatti della stessa sostanza dell’arte di De Chirico. 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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