Il dovere della verità

Paolo Cento
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DIRITTI. Oggi il ministro Alfano riferirà in Senato sul caso della morte di Stefano Cucchi, avvenuta in circostanze ancora non chiarite. Un’occasione preziosa per fornire risposte certe e non fumose repliche burocratiche. Domani fiaccolata a Roma.

Il suicidio di Diana Blefari, la morte di Stefano Cucchi: due casi assolutamente diversi per la storia delle vittime e per le modalità in cui hanno perso la vita ma che sembrano essere uniti dall’incapacità dello Stato e delle sue istituzioni di garantire la vita e la salute delle persone di cui, per fatti giudiziari, ha piena potestà. La storia degli ultimi anni, prendendo come riferimento Genova 2001 e l’uccisione di Carlo Giuliani, senza voler andare indietro agli anni 80 e 70, è piena di fatti di cronaca che hanno suscitato dubbi e interrogativi sulle forze dell’ordine e le istituzioni: tra i tanti citiamo Gabriele Sandri, Federico Aldovrandi e Aldo Bianzino. Su qualcuno di questi fatti la magistratura ha cominciato ad accertare pezzi di verità nonostante la resistenza passiva che è stata manifestata dalle istituzioni.
 
Proprio la trasparenza dell’informazione di fronte a casi come questo ha rappresentato, al di là delle responsabilità individuali il cui accertamento è di competenza della magistratura, la pagina più nera di queste vicende. Tentativi di depistaggi, negazione d’informazione, denigrazione delle vittime e dei loro comportamenti. La nostra idea delle garanzie è invece molto semplice: anche colui che ha ricevuto la condanna per i reati più gravi e più distanti dalla nostra coscienza civile, come ad esempio la Blefari, merita un trattamento dignitoso della propria persona ed è un suo diritto inalienabile vedere tutelata l’integrità fisica e la salute.
 
Di fronte al ripetersi di questi casi ci vuole una reazione non solo della politica, che per altro continua a chiudere gli occhi di fronte a una degenerazione dello Stato ormai sempre più frequente, ma anche e soprattutto della società civile. Per questo abbiamo apprezzato i 5 minuti di silenzio della curva sud in occasione di Roma-Bologna e lo striscione che chiedeva giustizia per Stefano Cucchi, così come hanno fatto le tifoserie in molti altri stadi d’Italia.
 
E sosteniamo la fiaccolata promossa in Campidoglio dal alcune trasmissioni radiofoniche romane che si sono mobilitate per pretendere verità sulla tragica morte di Stefano Cucchi. La fiaccolata in Campidoglio ci sarà domani alle ore 18 e ci auguriamo siano tanti i cittadini che daranno un segnale di protesta civile su questa assurda morte. Colpisce che il silenzio su queste vicende, così diverse tra loro eppure così simili, sia stato rotto dalla dignità di alcuni familiari delle vittime che hanno fermamente chiesto verità e giustizia.
 
 
Ancora una volta il Parlamento e le forze politiche in esso rappresentate o sono in silenzio o arrivano tardi, amplificando l’abisso in cui vive il nostro sistema democratico. Oggi il ministro Alfano riferirà in Senato sulla morte di Stefano Cucchi: ci aspettiamo, anche se non siamo molto fiduciosi, un riscatto della politica e delle istituzioni. Il ministro porti in Parlamento anche i ministri Maroni e La Russa: non leggano ricostruzioni burocratiche dei fatti ma facciano almeno per una volta lo sforzo di entrare in sintonia con l’opinione pubblica democratica di questo Paese. Non vogliamo frasi scontate, che annegano tutto in verità indefinite, ma risposte certe. Noi vigileremo. Il Parlamento e il governo, oggi, hanno l’occasione di riscattare la pessima figura fatta in occasione di Genova 2001.
 
 
L’aver negato, in questi anni, la commissione parlamentare d’inchiesta sulla Gestione dell’ordine pubblico in quell’occasione rappresenta una grande occasione perduta per ricostruire una fiducia collettiva tra cittadini e istituzioni. Ci possono essere, infatti, degli abusi o delle deviazioni, come spesso è capitato nella storia della nostra Repubblica, ma uno Stato democratico e una politica coraggiosa hanno il dovere di rimuovere le cause di questi abusi e di queste deviazioni, individuando anche quelle azioni legislative necessarie affinché tutto ciò non si ripeta più. Oggi Alfano ha la possibilità di porre rimedio, almeno in parte, a quell’errore, su un’altra vicenda, diversa da Genova 2001, ma non certo meno grave.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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