Ivan Lo Bello: «L’economia verde non lasci alcuno spazio alla mafia»
Ivanhoe Lo Bello, detto Ivan, presidente di Confindustria Sicilia, è l’uomo dell’editto antiracket: «Chi non denuncia gli estorsori sarà espulso». Quarantacinque anni, siracusano, costretto a girare scortato, crede in un sistema semplice fatto di legalità. Denunciare è giusto e conviene «perché la credibilità, la trasparenza e l’impegno civile garantiscono vantaggi dal punto di vista imprenditoriale ».
In Sicilia ci sono state scene di festeggiamento per l’arresto del boss Raccuglia. Come le giudica?
Il formidabile lavoro compiuto da tutte le forze dell’ordine sta continuando a produrre i suoi effetti. L’arresto ha messo in risalto il forte sentimento antimafioso, soprattutto tra i giovani. Si respira in Sicilia aria di freschezza e voglia di legalità. Ritengo, però, che questo desiderio di spezzare ogni legame con la criminalità, da parte della società civile, si stia diffondendo in tutto il Mezzogiorno. Una contaminazione civile e positiva, grazie anche all’ottimo lavoro di altri colleghi come Giorgio Fiore, presidente degli industriali campani. Stiamo condividendo e lavorando insieme, seguendo una linea comune fatta di un impegno costante sul fronte del contrasto alla criminalità.
Racket, usura, pizzo. Quali sono le difficoltà che ancora gli imprenditori incontrano nel denunciare questi fenomeni?
Le resistenze che gli imprenditori trovano oggi sono purtroppo spesso legate a oggettive convenienze. Uno degli strumenti più efficaci del controllo del territorio da parte della mafia è la limitazione della concorrenza e la regolazione del mercato. La mafia le mette in atto in complicità con molte imprese. La paura è un tema del passato, perché oggi vi è la tutela da parte dello Stato. Ormai tanti imprenditori denunciano e non ci sono più obiettivi singoli. Non sempre è un rapporto vittimacarnefice, direi che nel 50 per cento dei casi lo possa essere ancora, ma i progressi normativi nella lotta contro le cosche sono stati enormi. La tutela c’è. Denunciare si può.
Rivoluzione verde, green economy. Che spazio c’è per queste nuove scelte economiche?
La rivoluzione verde è la strada per essere competitivi e permetterà di ritrovare e ridefinire un equilibrio tra mercato e temi sociali. A mio avviso consentirà di ricostruire la fiducia nel futuro. Il Mezzogiorno con il green ha l’opportunità di fare un salto. è una terra vivace che ha già dato dimostrazione della possibilità di fare questo salto. Basta pensare agli esempi di imprese innovative come il Gruppo Moncada che, in una città difficile come Agrigento, è riuscito a creare un polo di eccellen za nell’ambito dell’energia da fonti rinnovabili. C’è spazio per una nuova Sicilia fatta di industria sana e per una via di sviluppo capace di dare anche maggiore passione civile, capace di rispettare il proprio territorio e i propri beni.
A Trapani sono emerse collusioni mafiose nel settore dell’energia eolica. Come pensa si possa combattere questo rischio per far affermare questa potenzialità nella massima legalità?
Sicuramente attraverso controlli preventivi. Il certificato antimafia spesso non basta. La mafia da sempre cerca legami e connivenze con il mondo imprenditoriale e la green economy permette guadagni, quindi è un business per la criminalità. Occorre isolare i fenomeni, controllare e in tal senso stiamo operando. Abbiamo avviato insieme alla Regione e alla prefettura una proposta, in sede di autorizzazione, per la stipula di protocolli di legalità. Perché lo sviluppo industriale green non lasci spazio alla mafia. Perché un’altra Sicilia e un altro Mezzogiorno sono davvero possibili.






