L’ultimo regalo alle mafie

Peppe Ruggiero

MAFIA. Nella lotta alla criminalità organizzata il governo predica bene e razzola male.

Diciamolo subito. Nella lotta alla criminalità organizzata il governo predica bene e razzola male. Da un lato non manca occasione che il ministro Maroni enunci con numeri, tabelle e percentuali i successi conseguiti sul fronte repressivo nella lotta alle mafie con gli arresti dei latitanti e i continui sequestri patrimoniali. Successi che nessuno mette discussione ma che si scontrano con gli atti governativi. E' di venerdì scorso l’approvazione al Senato di un emendamento alla Finanziaria che mette in vendita i beni confiscati alle mafie.
 
Un provvedimento di una gravità inaudita, che riporta la lotta alle mafie indietro di vent’anni. In campo è scesa subito Libera, l’associazione di Luigi Ciotti che senza mezzi termini ha detto «con l’emendamento votato al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l’impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività. Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione».
 
Insomma un vero e proprio regalo alle mafie. Vendere i beni significa di fatto restituirli alle organizzazioni criminali, le uniche capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come risulta già in tante realtà come a Crotone in Calabria, o in Sicilia in provincia di Palermo, o in Campania dove in provincia di Caserta, nel corso di quest’anno, sono state scoperte due realtà che gestivano i beni per conto dei vecchi proprietari. Del resto chi, se non le organizzazioni criminali, ha la disponibilità immediata di liquidità attraverso società di prestanomi e fare bingo riacquistando quei beni e al tempo stesso avere la possibilità di riciclare con mezzi leciti le ricchezze accumulate con violenza, arroganza e spargimento di sangue.
 
Nel nostro Paese, dalle prime stime sarebbero oltre 3.000 gli immobili pronti a essere venduti. Se la Camera confermasse la decisione di vendere all’asta gli immobili confiscati, passati 90 giorni dalla confisca senza assegnazione, tutto diventerebbe più difficile, tutto meno credibile. Allora adesso è la politica che deve scegliere da che parte stare. I deputati di ogni colore politico, blocchino l’emendamento nel suo passaggio alla Camera. La lotta alle mafie non ha colore politico. Un segnale forte di impegno civile. Irrevocabile. Di fiducia e di responsabilità. Se non ora… quando?

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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