L’urlo dei cittadini di Chiaiano «Basta con la disinformazione»

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IL CASO. Proseguono gli sversamenti nella discarica a nord di Napoli. Dopo mesi dall’apertura, iniziano i lavori per allargare la strada di accesso all’invaso. «Presto sarà pieno», scrivono i comitati. Che continuano a proporre soluzioni alternative.

«Pubblichiamo una lettera aperta del Comitato civico La rosa dei venti, Presidio permanente antidiscarica di Chiaiano e Marano, i due territori principalmente interessati dalle ricadute ambientali della discarica allestita nella zona di Chiaiano, a nord di Napoli, a opera del commissariato all’emergenza Rifiuti. Appena poche ore fa, il sindaco di Marano Salvatore Perrotta ha chiesto a gran voce di «avviare una seria e attenta verifica su tutte le criticità di questa discarica».
 
Scomodare il grande Eduardo De Filippo per delineare lo scenario, quanto mai apocalittico, del territorio interessato dall’apertura di una discarica nella cava del Poligono di Chiaiano, può sembrare esagerato. In questi dieci mesi, dal febbraio 2009, data dell’apertura della discarica “senza” collaudo, i comitati presenti sul territorio dal maggio 2008 hanno rilevato una lunga serie di illegalità che delinearle tutte non è da poco.
 
Si iniziò già nella fase di allestimento in cui furono fotografati i teloni strappati sul fondo cava; durante i lavori di scavo ci fu il ritrovamento di un ingente quantitativo di amianto in polvere ma... per il commissariato di governo era tutto a posto o quanto meno affermava di aver risolto con una presunta rimozione del materiale senza in realtà operare alcun tipo di bonifica; inoltre la professionalità dei tecnici dei Comitati antidiscarica, il professor Franco Ortolani e il professor Gianbattista De Medici, evidenziarono come l’argilla posta sul fondo cava non era stata compattata, quindi nel tempo non avrebbe assicurato l’impermeabilità del sito. Lo scempio ambientale è stato talmente devastante che lo scenario morfologico della zona è notevolmente cambiato: l’abbattimento di alberi che hanno reso le pareti instabili, la costruzione di strade che sembrano autostrade, la costruzione di muri di contenimento in cemento armato che a confronto il muro di Berlino è poca cosa.
 
Se ora ci recassimo nella zona interessata, salterebbe agli occhi il disastro che hanno creato per “tamponare” l’emergenza rifiuti, che con il riempimento dell’invaso potrebbe facilmente ritornare in tutta la città. L’inizio di una nuova emergenza sarebbe possibile, poiché la politica governativa dei rifiuti non è lungimirante ma mira a risolvere il problema solo in modo fittizio essendo legata agli inceneritori e alle discariche. A tutt’oggi non esiste alcun piano sulla “gestione” dei rifiuti, non si pensa aun ciclo integrato ma solo allo smaltimento. Il ciclo integrato, auspicato dalla Comunità europea, è composto da: raccolta differenziata, riduzione a monte dei rifiuti, riciclo dei materiali e trattamento meccanico biologico, tipo il centro di riciclo di Vedelago (Treviso) che per le sue caratteristiche eliminerebbe l’utilizzo degli inceneritori tanto dannosi per la salute. Ma ritorniamo alla morfologia del territorio.
 
Durante la costruzione di questi muri che fanno da contenimento lungo la strada di accesso alla discarica, si sono notati, lungo le pareti, materiali di risulta, carcasse di auto, pneumatici, lastre di amianto, spazzatura di ogni genere... e allora? Cosa fare? Denunciare? Bonificare? Perfettamente nulla, o meglio nascondere è il male minore; bonificare allungherebbe i tempi di costruzione e le spese aumenterebbero enormemente. Anche questa volta tutto a posto. Siamo davvero all’assurdo. Ci troviamo di fronte a un illecito e si chiudono gli occhi, quando al contrario, se un cittadino sversasse un rifiuto in strada, sarebbe sottoposto a un processo, magari anche per direttissima, con conseguente condanna. Nel caso della discarica di Chiaiano nessun processo, nessuna condanna. Siamo stati beffati dalla sceneggiata del dottor Bertolaso che giorni fa ha organizzato sul territorio campano lo “spazza-tour” per poter dimostrare alla cittadinanza il suo operato, definendo Terzigno e Chiaiano come discariche a norma a livello europeo e Acerra come il più grande “termovalorizzatore” esistente, senza mettere in evidenza che l’inceneritore non è entrato a pieno regime, e non entrerà mai, a causa di innumerevoli problemi tecnici.
 
Questa non è informazione ma “disinformazione” creata ad arte nell’imminenza del 31 dicembre che vedrà il termine dell’emergenza rifiuti in Campania. Dopo, tutto passerà alla gestione ordinaria e i cittadine cosa altro dovranno vedere? Non si sa… perché, come diceva Eduardo De Filippo, «gli esami non finiscono mai», ma in nome della legalità, della tutela del territorio e della salute, noi dei comitati continueremo a denunciare questi illeciti e, non ultimo per importanza, lanciamo una sfida al commissariato di governo invitandolo a un nostro “spazza-tour” in cui si faranno vedere i disagi esistenti per le popolazioni, le irregolarità riscontrate e forse potremmo così spiegare la nostra proposta alternativa. Ci abbiamo provato più volte durante questi lunghi mesi di presenza sul territorio, ma non ci è stata data mai la possibilità. Indubbiamente il confronto dialettico a qualcuno fa paura, a chi è informato come noi no.