La responsabilità dell’Occidente e le complicità dell’informazione

Stefania Divertito

INTERVISTA. Damacio Lopez è un veterano del Vietnam e membro di una federazione di associazioni che lotta per la messa al bando delle armi non convenzionali. E dice: «Serbia e Bosnia sono economicamente in ostaggio dei Paesi più potenti».

Non è un chimico, ma ne ha le competenze. Neanche un fisico, ma può discuterne ai massimi livelli. Tecnicamente è un attivista. O, come si direbbe con un linguaggio più moderno, un lobbista. La sua lobby, però, è quella delle migliaia di vittime per le patologie correlate all’uso di uranio impoverito. Damacio Lopez, classe 1943, è un veterano del Vietnam, ex giocatore di golf professionista, e sulla sua patente la residenza è in New Mexico, Stati Uniti. Ma trascorre più tempo in Costa Rica che nella città che gli ha dato i natali, Soccorro. Ma proprio da qui bisogna partire. Damacio fa parte della Coalizione internazionale per la messa a bando dell’uranio impoverito (Icbuw): una federazione di associazioni presenti in numerosi Paesi. Dal Giappone al Belgio al Costa Rica, agli Stati Uniti all’Italia. Damacio è a Roma in questi giorni, come tappa di un viaggio che lo ha portato in mezza Europa. Oggi a Bruxelles nei pressi dell’Europarlamento ci sarà una manifestazione di protesta e per sensibilizzare i parlamentari.
 
Damacio Lopez, a che punto siete con la vostra battaglia per la messa al bando delle armi all’uranio impoverito?
Proprio recentemente la coalizione ha messo a punto un risultato importante: all’Onu è passato il voto per discutere della messa al bando dell’uranio impoverito. Solo alcuni anni fa era impensabile e l’abbiamo ottenuto grazie a un’informazione partita dal basso e veicolata dalle Ong.
 
È realistico avere come obiettivo la messa al bando dell’uranio?
Sì. E non è una vana speranza. Basti pensare alle leggi approvate di recente in Belgio e in Costa Rica, i primi Paesi che si sono schierati apertamente contro l’uranio.
 
Sì, ma alle Nazioni unite c’è ancora l’atteggiamento ostativo di Stati Uniti, Francia e Regno Unito, che sono i principali produttori.
Bisogna lavorare sui fianchi di questi schieramenti e convincere i riottosi.
 
Chi saranno i prossimi?
Probabilmente la Norvegia e stiamo lavorando con il Giappone dove il vento è cambiato grazie al nuovo governo.
 
Colpisce notare che i Paesi vittime, tipo Serbia e Bosnia, si siano astenuti.
Sì, rimangono economicamente in ostaggio dei Paesi più potenti.
 
Non dovrebbe spirare un vento nuovo anche grazie al presidente Obama?
Obama è animato dalle migliori intenzioni ma intorno a lui ci sono gli stessi uomini che comandavano durante le amministrazioni Clinton e Bush.
 
Molti scienziati sostengono che non c’è prova del collegamento tra l’uranio impoverito e le malattie insorte tra i soldati...
La prova c’è, basta leggere i libri di chimica e di fisica. Io l’ho fatto. Venti anni fa ho cominciato a studiare di nuovo e oggi posso contrastare questi scienziati che spesso lavorano finanziati dai governi, se non dai militari.
 
Ma nessuno ha trovato nei corpi dei soldati le particelle di uranio.
Certo che sono state trovate.
 
Dove?
In nove soldati americani. In uno studio finanziato nel 2005 dal Daily News.
 
Un quotidiano?
Sì. Uno dei pochi che ha lavorato senza sosta alla ricerca della verità. Ha finanziato una ricerca con lo spettrometro e ha trovato le prove dell’uranio in questi soldati. Gli stessi soldati, esaminati da un programma di ricerca governativo. Erano risultati cleaned.
 
Puliti?
Sì. Puliti dall’uranio. Chi sa dove cercare, trova.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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