La vera sfida è il motore ibrido. Anche per uscire da questa crisi
Per uscire dalla crisi la vera sfida è la gamma ibrida. È su questo che dobbiamo concentrarci». Parole di Atsushi Niimi, vicepresidente esecutivo di Toyota Usa, in occasione dell’annuncio del Piano di rilancio del gigante nipponico sul mercato americano. La stessa strada tracciata dall’amministrazione Obama che ha chiesto entro il 2015 la produzione di un milione di veicoli elettrici e ibridi, stanziando 175 milioni dollari. Lo stesso in Cina dove, però, come sempre, si sono mossi in anticipo. Così entro la fine dell’anno esporteranno veicoli ibridi in tutto il mondo, a cominciare proprio dagli Stati Uniti. Una conversione al credo ambientalista che può segnare una svolta verso modelli sostenibili, con in prima linea proprio le grandi compagnie automobilistiche, come Bmw, Chrysler e appunto Toyota, che a dire il vero sembra più animata dallo spirito animale che muove il mercato (lo stesso del petrolio) rispetto a un vero e sentito pentimento.
La crisi ha infatti giocato un ruolo importante: improvvisamente ci si è accorti che accessori, mascherine cromate, design esclusivo sono ingredienti di una ricetta che non funziona più. Il futuro è la sostenibilità e l’investimento per cercare forme di combustione alternative al petrolio. Secondo studi più pessimisti, il picco della produzione dell’oro nero raggiungerà il suo massimo entro dieci anni. Da quel momento la disponibilità di greggio inizierà a diminuire mentre i consumi saranno spinti dalla domanda dei Paesi emergenti portando i prezzi sempre più in alto. È questo l’orizzonte su cui i grandi attori del mercato mondiale si giocheranno la vera partita e per il quale si stanno attrezzando. Se, infatti, propulsioni ad aria compressa, acqua, idrogeno e olio di semi rappresentano certamente il futuro della mobilità urbana ed extraurbana, il presente, allo stadio attuale della tecnologia, è rappresentato dall’ibrido.
Questa è la scommessa attuale: vetture alimentate da motore elettrico-benzina, il giusto compromesso tra amore per l’ambiente e attuali necessità, fermo restando che la migliore soluzione rimane sempre non utilizzare l’auto. Quelle a trazione elettrica sono state fra le prime auto “alternative” a essere sperimentate: tra il 1832 e il 1839 fu costruita la prima carrozza mossa da un motore elettrico. Nel 1899 potevano già raggiungere i 110 km/h. A New York erano molto popolari, tant’è che una compagnia di taxi fu interamente attrezzata con auto elettriche. Poi la corsa all’oro nero ritardò, in alcuni casi boicottando lo sviluppo di questa alternativa quasi totalmente carbon free. Non si direbbe ma attualmente c’è un’offerta impressionante di veicoli elettrici: oltre agli automezzi da lavoro, scooter a tre ruote, quadricicli, citycar, ambulanze, ma anche auto di case famose come la Master della Renault e La Sprinter della Mercedes.
Il punto debole di questo tipo di veicoli è sempre stato l’autonomia delle batterie: un’auto elettrica può percorrere mediamente con una ricarica dai 60 ai 200 chilometri raggiungendo una velocità massima di 90 km/h. Ecco perché la soluzione “ibrida” dal punto di vista ecologico può rappresentare una valida alternativa: un motore elettrico che entra in funzione fino a una velocità di 50 km/h (in città) e uno tradizionale a combustione per potenze maggiori e viaggi lunghi. Il motore elettrico si ricarica da solo anche attraverso l’energia prodotta dal sistema frenante e si spegne a ogni semaforo, riattivandosi semplicemente spingendo sull’acceleratore. Mediamente costano sui 25mila euro (senza incentivi) e potrebbero rappresentare una valida opzione per il trasporto sia pubblico che privato, anche se ancora non molto adottata. La prima casa a produrre l’ibrido è stata la Toyota nel 1997 (la Prius, un milione di pezzi venduti nel mondo) seguita dalla Honda con la Civic. Fuori dal mercato, al momento, europei e statunitensi.







