Nel paese dei corrotti

Vincenzo Mulè

CRIMINALITA'. I beni confiscati alla criminalità organizzata di cui non sia possibile effettuare la destinazione da parte del prefetto entro il termine di 90 giorni, secondo l'articolo dovrebbero venire destinati alla vendita.

Una strategia geniale. Costruita a tavolino. Probabilmente nelle segrete stanze del ministero dell’Economia. E che trova il naturale epilogo nell’emendamento contenuto nella Finanziaria 2010 già approvato in Senato e all’esame della Camera. L’articolo prevede che i beni confiscati alla criminalità organizzata di cui non sia possibile effettuare la destinazione da parte del prefetto entro i termini di 90 giorni (che possono diventare 180 in caso di operazioni particolarmente complesse) vengano destinati alla vendita. Un disegno complesso e ben strutturato, che ha preso il via con il condono fiscale, per poi proseguire con il processo breve e che troverebbe la definitiva applicazione con la riforma alla legge 109/96 approvata venerdì 13 al Senato.
 
La conferma arriva direttamente dal governo che, nelle osservazioni contenute nel disegno di legge approvato dal Senato, ribadisce che «in materia di giustizia e accelerazione dei processi, ritiene che maggiori risorse dovrebbero provenire dalla vendita degli immobili e dei beni sequestrati alla mafia, per i quali, superando le contestazioni sollevate, occorre stabilire se il prezzo di vendita sia equo e se l’acquirente presenti requisiti di onorabilità. Al riguardo, ritiene che potrebbe ipotizzarsi un canale preferenziale per l’acquisto da parte di cooperative formate da agenti della sicurezza e delle forze dell’ordine». In pratica, verrebbero coinvolti tutti i 3.200 beni confiscati che costituiscono l’arretrato accumulato dal demanio, molti dei quali «sono a rischio di tornare nella disponibilità della criminalità».
 
Come ha ricordato don Luigi Ciotti, che con Libera ieri ha provocatoriamente messo all’asta circa quaranta dei possedimenti sottratti alla criminalità. Tra i beni immobili che potrebbero essere messi in vendita ci sono villette, terreni e aziende appartenenti ai boss delle mafie italiane, da Vito Ciancimino a Giovanni Brusca, da Antonio Gallace a Pasquale Galasso, da Salvatore Riina a Leoluca Bagarella, da Sandokan Schiavone alla potentissima famiglia dei Cordì. Ci sono due dati che dovrebbero mettere a tacere ogni polemica e convincere il governo a fare un passo indietro: il 30 per cento dei beni confiscati è ancora occupato dai mafiosi, mentre il 36 per cento è sotto ipoteca delle banche. C’è infine un precedente che non gioca a favore della maggioranza. Già la legge finanziaria del 2006 aveva previsto l’utilizzo per finalità sociali anche dei beni confiscati ai corrotti. A oggi, di quella normativa, manca del tutto una verifica

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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