A Ponte Galeria anche il diritto alla salute diventa clandestino
CIE. Un detenuto è ricoverato, in prognosi riservata, per arresto cardiaco e un altro è in ospedale con il sospetto di aver contratto il virus H1N1. Scarsa trasparenza e mancanza di adeguati trattamenti sanitari al centro della polemica.
Allarme nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Due casi sospetti nel giro di 48 ore. Venerdì un detenuto cinquantenne, Faid, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Camillo dopo un attacco di cuore, la prognosi è ancora riservata. Sabato, invece, è stata la volta di un cittadino algerino di vent’anni, ricoverato all’ospedale Forlanini per probabili complicazioni legate al virus H1N1. Quando si parla di Cie è difficile avere notizie certe e inequivocabili. Anche la sorte di un detenuto diventa un mistero. «Nessuna telefonata, nessuno risponde alle nostre domande», dice Reza (nome di fantasia), ospite coatto nel centro di Ponte Galeria che ci chiede di rimanere nell’anonimato. «Due giorni fa hanno portato via da questo posto un morto vivente. Non sappiamo ancora nulla di lui».
L’unica cosa certa è che tutti i compagni di cella di Faid erano a conoscenza della sua patologie: era cardiopatico. Le voci sul suo destino si sono accavallate di ora in ora. Qualcuno afferma di aver sentito dire che Faid è già morto, altri sperano che non sia vero. Voci che si sono diffuse anche a causa dell’atteggiamento restio della Croce rossa che non ha fornito alcuna spiegazione alle persone detenute nel Cie. La tensione è cresciuta il giorno successivo, sabato, quando gli infermieri del centro sono entrati in una cella, muniti di mascherine, a prelevare un ragazzo in piena crisi respiratoria. Il panico da influenza suina si è diffuso in pochi minuti, dal momento che nessuno dei reclusi è stato vaccinato e le condizioni igienico-sanitarie non sono delle migliori. In un contesto in cui il sovraffollamento rischia di essere il miglior alleato di un’eventuale pandemia. I compagni di cella dell’ammalato hanno chiesto di essere visitati, ma senza alcun risultato.
Così, per protesta, buona parte degli internati della sezione maschile ha rifiutato il cibo. Infatti, mentre la Croce rossa, i militari e i volontari, per evitare un eventuale contagio, si muovono all’interno di Ponte Galeria con le dovute precauzioni, i detenuti vengono abbandonati a sé stessi. «Viviamo dentro una grande struttura che contiene 12 gabbie collegate da un corridoio lungo 150 metri e largo 3 continua Reza -. In ogni gabbia ci sono due celle e in ogni cella 8 letti, ma si vive anche in 13. Il 40 per cento delle persone ha qualche tipo di malattia, senza considerare i problemi psichici ». Reza punta il dito contro il servizio medico: «Un ragazzo, per la disperazione, ha provato a operarsi da solo all’ernia. Abbiamo subito avvisato gli infer mieri che lo hanno portato in ambulatorio. Dopo un’ora era tornato in cella con un semplice cerotto sulla ferita». Intanto, per verificare le voci provenienti dall’interno del centro, Anna Pizzo, consigliera comunale di Sinistra e libertà, si recherà oggi a Ponte Galeria.
«Il garante per i diritti dei detenuti, Angiolo Marroni, - ha spiegato Pizzo - ha più volte denunciato lo stato in cui versa il centro. I migranti muoiono di freddo e gli sgomberi dei campi nomadi di questi giorni, voluti da Alemanno, potrebbero aver portato nella struttura decine di rom italiani e richiedenti asilo». Una situazione che andrebbe ad aggravare ulteriormente i problemi legati a sovraffollamento e promiscuità. I detenuti, infatti, lamentano un trattamento disumano: condizionatori accesi fino a inizio novembre e insufficienza di coperte. Manca il più semplice rispetto per la dignità umana delle persone. Sono queste le piccole Guantanamo che prendono forma dentro la Capitale.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







