Processi al macero
GIUSTIZIA. Il ministro Alfano: «L’impatto del ddl non sarà traumatico». Soltanto l’1 per cento dei procedimenti pendenti andrà in prescrizione breve. Dossier dei Verdi: crimini ambientali e danni alla salute le sue prime vittime.
L’invito a velocizzare la zoppicante macchina giudiziaria produrrà inevitabili effetti anche sulla tutela ambientale, e i suoi troppo lunghi processi. La prescrizione breve, sostiene Alfano, eviterebbe altre condanne da parte della Corte di Strasburgo per l’irragionevole durata, perché sarebbe in grado di «neutralizzare i tempi passivi, come i rinvii forzati dalle parti o da cause esterne», secondo la relazione al disegno di legge. Ma anche perché, a parere del governo, non si tratta di abbandonare la funzione repressiva del crimine. Seguendo il ragionamento del ministro, che ieri ha risposto alle interrogazioni in Aula, dei circa 3milioni e 400mila processi attualmente pendenti, quelli che si prescriveranno per effetto della legge in discussione saranno, «senza calcolare l’incidenza delle assoluzioni », soltanto l’1 per cento del totale.
Vale a dire, oltre un terzo di tutti i procedimenti che effettivamente hanno già superato la soglia limite del biennio in primo grado. Questa stima, ha dichiarato il ministro, contraddice le «previsioni catastrofiche, senza spiegazioni ragionevoli» formulate in questi giorni dall’Associazione nazionale magistrati. I circa 60mila processi pendenti che hanno già superato i due anni, invece, sopravviveranno per espressa clausola normativa. Se l’imputato è un recidivo, oppure la pena richiesta supera i dieci anni, o ancora perché è contestato un reato di mafia o di immigrazione clandestina (la lista completa delle eccezioni oggettive è inserita nell’articolo 3 del ddl).
Regimi così differenziati da far scomodare, dopo l’intervento dell’Associazione degli studiosi del processo penale (Aspp), anche un’ottantina di avvocati milanesi che, in un documento parlano di «una certa tendenza a discriminare l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ». In quel sottostimato un percento di Alfano ricadono indagini che riguardano delitti di rilevante gravità. Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, ha ricordato che «sono a rischio anche i processi per il crollo della casa dello studente de L’Aquila e per il disastro di Messina». Dietro agli accertamenti, infatti, le ipotesi di reato di disastro ambientale e omicidio colposo «per le quali il nostro Codice – ha aggiunto Bonelli – prevede pene non superiori ai dieci anni che rientrano, tragicamente, nella casistica dei processi del ddl sulle prescrizioni brevi».
Stessa sorte, denunciano i Verdi, va immaginata per le indagini in corso sui crimini ambientali e sui reati di ecomafia. La prescrizione salverebbe i 32 imputati del Siderurgico di Taranto, accusati di coperazione in omicidio colposo dei circa 30 operai morti per malattie connesse all’inquinamento prodotto dallo stabilimento. Dalle accuse di disastro ambientale e avvelenamento delle acque si sottrarrebbero i direttori della Centrale del latte di Roma e della Caffaro srl di Colleferro, il legale e il responsabile tecnico del consorzio Csc della città, tutti raggiunti da avviso di garanzia per la contaminazione della valle del Sacco. Anche il processo contro la più grande discarica abusiva d’Italia, a Bussi, in Abruzzo, si chiuderebbe anticipatamente, lasciando in profondità i 185 mila metri cubi di sostante tossiche sepolti vicino al fiume Pescara.
E si può continuare sulla scia del dossier dei Verdi che raggruppa questi ed altri casi che riceveranno «un colpo mortale» dall’approvazione del ddl Gasparri. Tutti i processi contro l’abusivismo edili-zio, con oltre 1.200 infrazioni accertate e 1.685 indagati; il processo Eternit, con i quasi 3.000 lavoratori uccisi dall’amianto dal 1983 a oggi; l’indagine “Black mountains”, appena conclusasi con il rinvio a giudizio di una quarantina di imprenditori edili e tecnici dell’amministrazione crotonese, che ha individuato almeno 350mila tonnellate di materiali tossici nella costruzione di scuole e opere pubbliche. Documenti e carte destinati a finire nell’operazione di smaltimento promossa dal governo.
Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.







